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QUANTI CONGRESSI E QUANTE NOVITA’ TERAPEUTICHE: PROVIAMO A FARE CHIAREZZA

I recenti congressi, sia organizzati da Palinuro per i pazienti, sia congressi internazionali specialistici, a partire dal congresso organizzato dai Prof. Gontero e Soria a Torino (ospedale Molinette) fino al recente Congresso Europeo di Oncologia Medica (ESMO) a Berlino, hanno messo in evidenza la presenza di nuove interessanti terapie e di un nuovo test, una biopsia liquida dal nome ctDNA, in grado di scoprire con un semplice prelievo la presenza di frammenti di tumore nel sangue anticipando anche di mesi la recidiva di malattia visibile alla TAC.
Tuttavia, tutti questi fondamentali miglioramenti nella cura rischiano di confondere i pazienti, già in difficoltà per una diagnosi in grado di sconvolgere la propria visione della vita.
Proviamo a fare chiarezza intervistando la Dott.ssa Patrizia Giannatempo, oncologa e referente scientifica di Palinuro.

Dunque, Dottoressa, dai vari convegni emergono svariate terapie molto interessanti. Quante di loro sono già disponibili per i pazienti italiani o più in generale europei e se non disponibili, quanti posti ci sono in studi sperimentali per coloro che desiderano comunque sottoporsi a queste terapie? Si deve pagare per partecipare a questi studi?

“In questo momento in Italia è disponibile su tutto il territorio la somministrazione di enfortumab, vedotin e pembrolizumab per i pazienti con neoplasia uroteliale con presenza di metastasi a distanza e con localizzazione linfonodale di malattia. È al momento disponibile negli stessi pazienti che hanno già ricevuto immunoterapia Erdafinitinb, la prima targeted therapy nei pazienti con alterazioni FGFR3 sul tessuto tumorale (è necessario eseguire il sequenziamento del tessuto tumorale per sapere se il paziente ha questa specifica alterazione).
Per quanto riguarda gli studi clinici sono fortunatamente disponibili su tutto il territorio nazionale, visibili sia sul sito di Palinuro che sul sito AIOM (Associazione italiana oncologia medica).
Fondamentale chiarire un punto: quando vengono presentati i risultati di studi clinici (enfortumab pembrolizumab neoadiuvante oppure durvalumab + BCG per esempio) gli studi sono conclusi e la procedura di registrazione viene sottomessa prima ad EMEA poi ad AIFA. Durante questo tempo il paziente non ha accesso alle terapie a meno che le aziende farmaceutiche decidano di “donare” il farmaco a uso nominale o compassionevole, ma anche questa procedura non è immediata, dal dato positivo alla disponibilità del farmaco passano mesi se non anni.”

Tra questi studi, uno di loro (POTOMAC) riguarda i portatori di tumore di alto grado e/o CIS, ma fortunatamente superficiale. Siccome il rischio di recidiva è elevato la proposta prevede l’utilizzo di un farmaco, il durvalumab, che promette di ridurre il rischio di recidive, seppure a fronte di effetti collaterali significativi. La disponibilità delle terapie innovative è già stata indagata nella domanda precedente, ma ora sarebbe utile per noi pazienti sapere per chi potrebbe essere davvero utile. La domanda deriva dal fatto che leggendo lo studio emerge che per le donne il POTOMAC sembra addirittura deleterio e per chi presenta un CIS sembra irrilevante, tutte condizioni non da ignorare. In altre parole, a parte l’applicabilità in Italia, questa terapia, a fronte degli effetti collaterali, per chi potrebbe essere davvero conveniente?


“Come detto precedentemente bisogna attendere la valutazione AIFA per i criteri di eleggibilità. In generali sono candidabili tutti i pazienti ritenuti ad alto rischio di recidiva secondo giudizio dell’urologo curante. Per quanto riguarda le sottopopolazioni analizzate (donne o altro) non si possono trarre conclusioni perché sono pure analisi esplorative senza potere statistico.”

Come già citato emerge anche un test, ctDNA, estremamente promettente, soprattutto per coloro che sono stati già sottoposti a cistectomia radicale e devono decidere se sottoporsi oppure no a chemioterapia. Anche qui, in quali ospedali italiani è disponibile, magari come sperimentazione, con quale ripetibilità tra i vari centri e a che prezzo se necessario?

“Lo studio prevedeva l’utilizzo del biomarcatore ctDNA per valutare i pazienti ad alto rischio e confrontare in questo l’utilizzo di immunoterapia e non chemioterapia dopo l’intervento di cistectomia radicale.
Il test al momento non è disponibile in italia così come anche l’immunoterapia adiuvante. Come detto dalla presentazione del dato alla registrazione del farmaco o della metodica (es. ctDNA) passa un lungo tempo per i passaggi burocratici EMEA e AIFA.”

Infine, una domanda che interesserà molto coloro tra noi, in buon numero per fortuna, che riescono ad uscire dalla malattia, magari dopo una cistectomia radicale ed un trattamento di chemioterapia. Pur consci che dichiarare guarito un paziente oncologico sono deontologicamente molto difficili, anche dopo dieci anni, qual è il rischio di sviluppare una insufficienza renale cronica, potenzialmente mortale, in pazienti altrimenti liberi dalla malattia, a cinque, dieci e perché no, venti anni dall’operazione? In altri termini, è vero che una cistectomia radicale, per quanto salvavita, può ridurre in modo importante la capacità dei reni compromettendo la qualità della vita a venti anni di distanza? E se si utilizza anche la chemioterapia/immunoterapia (es. POTOMAC), di quanto peggiora questa compromissione?

“Le complicanze a lungo termine della cistectomia radicale possono includere in alcuni casi il peggioramento della funzionalità renale dovuta a meccanismi di possibili stenosi o restringimenti degli ureteri o infezioni recidivanti, per questo è importante continuare i controlli anche dopo anni dall’intervento di cistectomia radicale.
I trattamenti medici, quali chemioterapia contenente cisplatino, hanno un rischio di peggioramento della funzionalità renale; per questo l’oncologo valuta a priori e ad ogni ciclo il rischio specifico di ogni singolo paziente. La tossicità renale da immunoterapia è relativamente rara e, come detto, va monitorato il paziente. Entrambe le tossicità se identificate precocemente e trattate nella maggior parte dei casi sono completamente reversibili.”

Grazie mille Dottoressa!

B. Montrucchio


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