Domenica 18 maggio, ore 20:09. Mi sono appena messo a tavola e vedo Illuminarsi lo schermo del mio cellulare. Maledetta curiosità! Come un ragazzino non resisto alla tentazione di dare un’occhiata, il Prof.Bernardo Rocco?... e un link seguito da una frase: “PRIMO TRAPIANTO DI VESCICA!
Colgo l’eccitazione del chirurgo per questo importante passo avanti della chirurgia. Mi chiedo cosa possa significare questa innovazione per un professionista del bisturi (oggi del robot!).
Il link porta ad un articolo appena pubblicato sul “New York Times”.
Lo leggerò con calma, dopo cena.
Per la prima volta è stato eseguito un trapianto di vescica in un essere umano.
La procedura sperimentale è stata eseguita lo scorso 4 maggio presso l’Università della California di Los Angeles e potrebbe essere una strategia alternativa alla ricostruzione dell’organo. Il paziente, 41 anni, aveva avuto due tumori ed era in dialisi da sette anni.
L’operazione, che è durata 8 ore, ha riguardato il paziente Oscar Larrainzar, che aveva perso buona parte della vescica a causa di un raro tumore (il carcinoma uracale) e i due reni per un precedente tumore a cellule renali che lo costringevano in dialisi da sette anni.
I due chirurghi che si sono occupati dell’intervento, Nassiri e Gill, avevano già lavorato insieme alla Keck School dove avevano messo a punto la nuova tecnica chirurgica e disegnato le sperimentazioni precliniche e cliniche. La preparazione per questo primo intervento era cominciata ben 4 anni prima.
"Il rene - ha spiegato Nassiri, al termine dell’intervento- ha prodotto immediatamente un elevato volume di urina e la funzionalità renale del paziente è migliorata. Non è stata necessaria alcuna dialisi dopo l'intervento e l'urina è stata drenata correttamente nella nuova vescica". "Nonostante la complessità del caso, tutto è andato secondo i piani e l'intervento è riuscito. Il paziente sta bene e siamo soddisfatti dei suoi progressi clinici fino ad oggi - ha aggiunto Gill - Questo intervento rappresenta un momento storico per la medicina”. I chirurghi prevedono l’arruolamento di altri 4 pazienti, prima che si possa passare a una sperimentazione più ampia.
Grazie prof Rocco!.... Che bel pensiero avermi dato la notizia in anteprima. Di impulso gli mando un messaggio proponendogli di scrivere un articolo a quattro mani su questo importante argomento. Il prof. che probabilmente non ha ancora degli approfondimenti sul tema si defila ma non prima di avermi messo in diretto contatto con chi ne sa di più: il dottor Giovanni Cacciamani, membro del team chirurgico americano che ha eseguito il trapianto. Lo contatterò dopo aver messo nero su bianco tutti i miei pensieri e le riflessi sui benefici che potrebbero derivare grazie a questo trapianto ai pazienti destinati alla cistectomia radicale. Subito affiora una moltitudine di domande:
- Questa tecnica chirurgica potrebbe evitare l’ileo cutaneo stomia?
- Potrebbe essere trapiantata anche l’uretra?
- La mia neovescica appartiene alla chirurgia del passato?
Poi, nella mia testa, segue tutta una serie di considerazioni;
- Però, anche una vescica trapiantata prevede la perdita irrimediabile dello stimolo, il collegamento con il cervello non si può ristabilire. Probabilmente anche in questo caso non potrei evitare i miei risvegli notturni, forzati, per fare pipì.
- Anche in questo caso avrei gli stessi problemi sessuali. Anche con il trapianto per mantenere la mia virilità i chirurghi dovrebbero praticare il “nerve sparing”. Pertanto, per gli uomini questa nuova tecnica chirurgica non porterebbe alcun vantaggio
Ricorrendo all’Intelligenza Artificiale faccio una sintesi di quelli che sono i “Pro e i Contro “del trapianto della vescica:
ASPETTI SALIENTI
Il trapianto di vescica è stato realizzato utilizzando tecnologie di avanguardia e una preparazione chirurgica altamente complessa. La procedura ha coinvolto un team multidisciplinare di esperti, compresi chirurghi, immunologi e specialisti in urologia. L'operazione non solo ha aperto nuove possibilità nel campo della medicina rigenerativa, ma ha anche dimostrato l'efficacia di tecniche sofisticate di conservazione e reimpianto dei tessuti.
Aspetti positivi
- Miglioramento della funzione urinaria per pazienti con gravi disfunzioni o deformità della vescica.
- Possibilità di una maggiore autonomia per i pazienti, eliminando la necessità di dispositivi esterni come i cateteri permanenti.
- Progresso nella ricerca clinica e nell'applicazione di tecnologie mediche innovative.
Mi domando quale di questi aspetti sia davvero significativo per la nostra base associativa. Probabilmente solo il terzo punto.
Aspetti negativi
- Rischi chirurgici significativi, inclusi complicazioni post-operatorie e infezioni.
- Possibili difficoltà nell'integrazione della vescica trapiantata con gli organi circostanti.
- Costo elevato dell'intervento e della gestione post-operatoria.
Questi aspetti sembrano invece toccare più nel vivo gli interessi di una persona candidabile al trapianto di vescica a cui oggi, se tutto va bene, può essere praticata una neovescica. E non abbiamo ancora toccato gli aspetti immunologici.
Aspetti immunologici
Il successo di un trapianto di vescica dipende fortemente dalla risposta immunologica del paziente. Il rischio di rigetto è uno dei principali ostacoli in questo tipo di intervento, e richiede un'attenta gestione con farmaci immunosoppressori. È cruciale monitorare i livelli di anticorpi e segni di infiammazione per prevenire il rigetto acuto o cronico. Inoltre, lo studio della compatibilità tra donatore e ricevente è fondamentale per garantire il successo del trapianto, minimizzando i rischi di reazioni avverse.
A quanto ne so dopo un trapianto, vivere con farmaci immunosoppressori diventa un matrimonio a vita che richiede particolari precauzioni, soprattutto riguardo alle infezioni e alla risposta del sistema immunitario a vaccini e malattie. È importante seguire attentamente le indicazioni mediche, evitare situazioni a rischio e adottare comportamenti per ridurre il rischio di complicanze.
Un punto poi che non risulta chiaro dall’articolo sul “New York Times” è quello dell’incontinenza urinaria. Mi sembra di avere capito che gli stessi chirurghi si siano stupiti vedendo che ,dopo l’intervento , al momento della rimozione del catetere ,il paziente fosse già in grado di urinare .Non sappiamo se in maniera controllata. .Sicuramente anche l’aspetto della continenza/incontinenza è ancora da chiarire.
Concludendo,
- Il trapianto della vescica può essere una chirurgia praticabile anche in caso di tumore alla vescica?
- Sono previsti sviluppi migliorativi che possono candidare il trapianto della vescica come derivazione urinaria preferenziale in caso di cistectomia radicale?
- Quali potrebbero essere i vantaggi rispetto alla neovescica?
- Sono concretamente ipotizzabili?
- In che tempi questa nuova tecnica chirurgica potrebbe essere disponibile anche in Italia?
- Infine, è possibile che , questa importante innovazione non porti nessun miglioramento rispetto alla chirugia con la neovescica attualmente in uso ?
Questo naturalmente il punto di vista, le considerazioni e le domande di un paziente di fronte ad una chirurgia che sicuramente ha tante aree ancora da scoprire.
La telefonata del dottor Giovanni Cacciamani mi raggiunge alle 14:41 del 27 giugno, ora italiana. A Los Angeles, dove vive e lavora questo giovane urologo italiano sono le 5:41. Lui è in macchina e sta andando in ospedale. Preferisce alzarsi presto per evitare il traffico.
La discussione entra subito nel vivo. Gli parlo delle mie riflessioni, dei dubbi e delle perplessità. Lui ascolta poi mi dice che, allo stato attuale, le mie domande non possono avere risposta a causa dell’embargo che viene posto ai ricercatori su argomenti ancora oggetto di studio. Però mi trasferisce un importante fondamento che è alla base delle convinzioni scientifiche di Gill Inderbir il suo superiore nonché artefice del primo trapianto di vescica. “La robotica ha trasformato radicalmente la chirurgia urologica. Grazie al robot abbiamo intuito subito il suo grande potenziale e abbiamo iniziato a sviluppare tecniche nuove, mai viste prima. Il grande salto si sta verificando con l’affiancamento dell'intelligenza artificiale. Allo stato attuale la chirurgia completamente automatizzata è ancora lontana. Quella guidata dall'intelligenza artificiale, che assiste il chirurgo in tempo reale, è invece molto vicina e renderà gli interventi più precisi, rapidi e sicuri”.
Il dottor Giovanni Cacciamani forse avverte un po’ di delusione nella mia voce e, evidentemente, non vuole lasciarmi proprio a bocca asciutta. Mi fa capire che anche loro hanno bisogno di risposte ma basate su delle evidenze scientifiche. Proprio per questo motivo hanno affiancato al trial attualmente in corso, un secondo che si riferisce proprio alla nostra patologia e mi rimanda ad un link che desidero condividere con voi per terminare il presente articolo: se son rose fioriranno!
https://clinicaltrials.gov/study/NCT05462561
Edoardo Fiorini

