di Francesco Maria T. - Neovescica
Guardo l’orizzonte, e da quassù vedo il mare e i monti,
ma la mente torna a quei giorni, ai conti fatti male.
Quando quel nome maledetto entrò nella mia vita,tumore.....
Scavando un solco tra il "prima" e questa salita.
"Perché proprio a me?", gridava il silenzio della stanza,
mentre la solitudine ballava al limite della follia,
in un vuoto dove anche la speranza sembrava un'ironia.
Vedevo lei, la mia compagna, reggere un peso non suo,
e i miei gatti fissarmi, con quegli occhi che sanno tutto, mentre il mondo fuori continuava, ignorando il mio lutto.
Ora il corpo è un orologio che non ammette ritardi,
centodieci minuti di tregua, poi il richiamo, senza sguardi.
L’uscita è un rischio, l’incontinenza è una catena,
un calvario che morde e che ancora mi avvelena.
Ma non mi fermo. Non mi voglio fermare.
Anche se la strada è stretta e il passo è incerto,
tornerò attivo, con il cuore scoperto.
Perché se io resto in piedi, allora potete farlo anche voi.
Saremo la voce di chi credeva di averla persa.
Domani non è ancora vicino, ma so che arriverà,
sta arrivando, come un treno che è già passato
e lascia ancora l’eco del suono del suo passaggio.
Ma tornerò a camminare, tornerò a sorridere,
forse per la prima volta gioire delle piccole cose.
A vedere finalmente il prossimo come un fratello.
Al di là delle colline sta sorgendo il sole,
l'aria fresca mi penetra le gote e mi ridà il respiro.
Un fringuello vola e cinguetta armoniosamente,
e mentre il mondo si sveglia, lentamente, torno a valle.

