Emanuele A. - Urostomia
A 66 anni continuavo da settimane ad avere ematuria franca associata ad un forte dolore alla minzione. “Sono gli esiti della TURP fatta pochi mesi fa” mi dicevano i miei colleghi medici (io sono cardiologo). Ma io non ne potevo più. Allora il dott. Ivano Morra (urologo di assoluta eccellenza che mi ha sempre seguito e mi segue tuttora) mi consiglia uroTC che faccio l’11/2/2019 (data che associo all’apparizione della Vergine di Lourdes). Finito l’esame poco prima di alzarmi mi si avvicina un tecnico che mi dice: “c’è un brutto ispessimento della vescica, ma non si preoccupi il fegato è libero”. Tradotto: probabilmente hai un tumore alla vescica ma non ci sono metastasi. Un mese dopo mi fanno il prelievo bioptico della lesione vescicale (TURB). Al termine il dott. Morra mi dà una carezza. E lì comincio a realizzare con più certezza che le cose non vanno per il verso giusto. Dopo una decina di giorni vengo convocato per il colloquio all’Ospedale S. Luigi di Orbassano. Mi sembra di essere pronto. “Carcinoma uroteliale infiltrante di alto grado della vescica”. È necessaria una cistectomia radicale. Chiedo se si può fare una neovescica. No, il tumore è troppo avanzato. Allora facciamolo subito. No, bisogna prima fare una chemio. Sono stordito, mi sento come un pugile sull’orlo del KO. Esco dalla stanza e non so più da che parte devo uscire. Barcollo. Cerco la Chiesa, seguo le indicazioni ed entro nella cappella. Nessuno. Mi siedo e comincio un pianto dirotto, singhiozzo e non riesco a fermarmi. Mi si avvicina il cappellano. Vede il foglio posato sul banco, capisce. Non dice niente, mi sta vicino. Pochi minuti dopo celebra la S. Messa, siamo soltanto in due oltre al cappellano. Al termine scambio qualche parola con lui. Mi affido al Signore. Esco rinfrancato. Quando rientro a casa e parlo con mia moglie mi scende qualche lacrima, ma non sono triste. Sento una forza dentro che mi aiuta tanto e che non pensavo minimamente di possedere. Inizio la chemio, dura qualche mese; ho ancora adesso dentro di me la sensazione di nausea quando varco l’ingresso dell’ospedale. L’oncologa che mi segue è di grandissimo aiuto; dolcissima, sempre disponibile, dice la verità ma con delicatezza, in modo che io possa accettarla, mi è sempre vicina. Si chiama Consuelo, il suo nome significa consolazione.
Supero l’intervento (5/7/19, una Bricker) brillantemente, dopo soli 6 giorni sono a casa. Riprendo il lavoro. Faccio fatica ad abituarmi al sacchetto ma sono sereno, non ho difficoltà a raccontare la mia esperienza, anzi nel lavoro mi capita di dover dare sostegno a quelli che devono affrontare lo stesso tipo di intervento. Mi vedono in forma e si tranquillizzano. Come sfida l’estate successiva salgo a piedi fino alla cima dello Chaberton (oltre 3.100 metri di altezza). Sono stupito di poter fare il bagno in mare. Sono convinto di essere definitivamente guarito, l’istologico era completamente negativo. Invece no. A novembre 2021 ho perdite di sangue, mi diagnosticano una recidiva a livello uretrale. Altro intervento: uretrectomia. Faccio fatica a riprendermi, anzi peggioro, ho un forte dolore perineale, non riesco a stare seduto. Alla PET di giugno 2022 mi riscontrano una grossolana recidiva a livello pelvico e una singola metastasi al polmone, confermata all’agobiopsia.
In tutta franchezza e lucidità penso di essere arrivato al capolinea. Inizio a sistemare con un notaio la mia situazione famigliare (ho 4 figli e 6 nipoti, oltre a 2 fratelli e 1 sorella con cui condivido alcune proprietà). In pochi giorni ci accordiamo su tutto. Che bello andare d’accordo. Riprendo la stessa chemioterapia precedente; sto molto meglio, dopo il primo ciclo riesco a sedermi senza difficoltà. Mi sottopongo ad una sola seduta di radioterapia al polmone. Gli esami successivi dimostrano la completa e stabile regressione delle recidive. Inizio l’immunoterapia che proseguo tuttora. Sono stupito di essere ancora vivo ma soprattutto di stare così bene. Ringrazio il Cielo quando mi sveglio al mattino e mi sento vivo. Continuo a lavorare. Scio in inverno, in estate gite in montagna in valle Maira nel cuneese.
A dicembre 2024 recidiva nel glande che mi viene asportato (poco male, per quello che mi serviva…). A marzo 2025 entro a fa parte dei “quadratini” di don Eugenio Nembrini: una comunità di centinaia di persone – tutte quante affette da malattie MOLTO gravi - che si ritrovano quotidianamente su Zoom, con don Eugenio che celebra la Messa. Dopo la Messa si scambiano tante parole; non ci si aiuta a morire ma si parla di vita, vita piena e gioiosa, più di quanto si possa intravedere incontrando i volti della gente “sana”. È un miracolo che non so spiegare, ma posso testimoniare con certezza che questo è il periodo più bello felice e luminoso della mia vita. Emanuele

