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XXXI Congresso Nazionale Auro.it

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Categoria
Eventi a cui partecipiamo
Dates
2024-05-16 09:00 - 2024-05-18 16:30
Luogo
Rimini

Nell’ambito del XXXI Congresso Nazionale della Associazione Urologi Italiani (AURO) che si è tenuto a Rimini dal 16 al 18 maggio, l’Associazione PaLiNUro è stata invitata al “face to face” avente per tema “Comunicare e condividere: verso una nuova alleanza medico-paziente. Problematiche note e meno note”.
L’evento è stato condotto dalla Dott.ssa Roberta Gunelli che in passato ha ricoperto la carica di presidente AURO ed è attualmente Primaria di Urologia all’Ospedale Morgagni-Pierantoni di Forlì, la quale con domande sapienti e pertinenti sull’argomento da dibattere, ha fatto si che si sviluppasse un confronto franco e costruttivo tra i relatori che per l’occasione erano:
- il Dott. Giario Conti (che ha presenziato da remoto) Segretario Nazionale Società Italiana di Uroncologia (SIUrO), già Direttore Unità Operativa Complessa di Urologia Ospedale S. Anna di Como, ospedale in cui ha rivestito altri importanti incarichi;
- la Dott.ssa Roberta Ceccarelli, Psicologa e Psicoterapeuta esperta in comunicazione , membro del Board Scientifico della Società Italiana di Uroncologia (SIUrO);
- Gino Romani per conto di PaLiNUro in rappresentanza dei pazienti.
In questi ultimi anni i cambiamenti sociali e le nuove tecnologie applicate anche in campo sanitario hanno modificato in parte la relazione tra il medico ed il paziente, certe funzioni che prima erano svolte in presenza oggi possono essere assolte da remoto, riducendo i tempi di attesa e gli spostamenti del paziente stesso. La divulgazione medica- scientifica, promossa dai mass media e proliferata in questo ultimo decennio, ha fatto si che sempre più spesso il medico si trovi di fronte persone già in parte informate sulla loro malattia o sulle possibili scelte di cure; si potrebbe pensare che da questo ne derivi un vantaggio per la comunicazione tra le parti, ma non è così; molte delle informazioni che circolano in rete non sono corrette e scientificamente provate e questo, quando si verifica, è causa di tensioni, incomprensioni e frustrazioni che minano la relazione tra il medico e l’assistito. Non dobbiamo per questo demonizzare la tecnologia, ma governarla al meglio tuttavia, si ritiene che la diade medico-paziente debba avvalersi anche di visite in presenza perché non venga meno il rapporto empatico che deve sussistere tra le due parti.
Come associazione di pazienti abbiamo evidenziato l’importanza di coinvolgere sempre di più le associazioni dei malati in un processo di “mediazione culturale” tra le parti, questo per agevolarne il rapporto e la comunicazione. Molte di queste associazioni sono impegnate nell’ascolto, nel sostegno dell’ammalato, con informazioni corrette e pertinenti, frutto di collaborazioni tra classe medica, ricercatori e strutture sanitarie di fama nazionale e internazionale, pertanto è quanto di più corretto, non forviante o illusorio che i pazienti possano trovare alle loro domande, in un coinvolgimento attivo e consapevole.
Nella relazione medico - paziente è molto importante il tempo che si dedica all’ascolto dell’ammalato; spesso questo tempo non c’è, non per volontà del medico, ma perché le visite sono tante e devono essere svolte in tempi contingentati secondo le indicazioni della direzione sanitaria, il personale sanitario è sempre di meno e le richieste sempre maggiori. La seconda è la capacità di ascolto, o ascolto attivo, che permette di sfruttare al meglio il tempo a disposizione. Ascolto attivo vuol dire andare oltre a quello che il paziente dice. Cercare di cogliere quegli aspetti della vita del paziente che subiranno maggior impatto a causa della malattia e delle possibili terapie.
Quanto alla relazione tra informazione e comunicazione si è evidenziato come l’informazione sia il contenuto della messaggio. L’informazione sostanzialmente è ciò che vogliamo dire e spiegare all’altro (come la terapia più adatta per le condizioni e il tipo di vita del paziente, ecc..); la comunicazione comprende invece aspetti di relazione. Comunicare significa condividere, in uno scambio di conoscenze, bisogni, emozioni, percezioni, tra individui coinvolti in un determinato contesto spazio-temporale su tematiche comuni. Pertanto nel nostro caso la comunicazione dovrebbe essere la creazione di una alleanza tra medico e paziente per condividere al meglio il percorso terapeutico che un individuo, colpito da una malattia, si accinge a percorrere nel rispetto dei suoi valori e delle sue volontà, per non correre il rischio di ledere il suo diritto alla autodeterminazione.
Anche la comunicazione medica,come le altre forme di comunicazione, si compone di un linguaggio verbale per il 7%, paraverbale per il 38% e non verbale per il 55% (Studio di Albert Mehrabian). E’ importante quindi che il medico sia attento a tutte e tre queste componenti: usare vocaboli chiari, semplici e facilmente comprensibili con toni, volumi, pause adeguate alla circostanza e curare il suo aspetto esteriore come l’abbigliamento, la postura, la mimica facciale, non guardare l’orologio o altre forme di distrazione.
Il coinvolgimento di terzi nella comunicazione tra medico e paziente, come familiari/caregiver fatte salve le condizioni di legge in cui è prevista la partecipazione attiva di questi soggetti, deve essere lasciata alla libera scelta dell’ammalato. Ogni paziente ha una risposta comportamentale diversa alla notizia di una malattia grave come il cancro. C’è chi nega la malattia o non è in grado di comprenderla a pieno e chi desidera essere responsabile in prima persona della gestione del suo percorso clinico in un processo di Engagement. Nei primi due casi potrebbe essere di aiuto la presenza di un caregiver o famigliare nel rapporto di comunicazione con i sanitari, facilitando all’ammalato la comprensione della sua situazione e l’eventuale percorso di cura da intraprendere; saranno in seguito queste figure a prendere decisioni per conto del paziente nel caso in cui quest’ultimo non fosse più in grado di farlo per l’aggravarsi della sua condizione.
Particolare importanza riveste poi la comunicazione tra i vari componenti del team multidisciplinari alla ricerca di un linguaggio comune per migliorare l’assistenza al paziente ed evitare che questi si trovi a dialogare con soggetti che gli dicono le stesse cose ma in modo diverso, creandogli solo confusione.
Sono stati evidenziati anche una serie di errori di comunicazione da parte dei medici:
- Generalizzare, cioè considerare il paziente come tanti altri pazienti già visti e dedurre per questo che avrà le stesse problematiche . Ogni paziente dovrebbe essere considerato come il primo.
- Illudersi che la nostra comunicazione sia giunta al paziente come noi la intendevamo.
- Pensare che sia l’altro, cioè il paziente, che deve capire. Nella comunicazione la responsabilità maggiore è di colui che ha la conoscenza. Responsabilità di comunicazione significa accertarsi che il messaggio sia stato recepito correttamente. Non basta chiedere “ha capito?” e che l’altro risponda “si”; è necessario porre qualche domanda mirata che evidenzi al medico che l’assistito abbia realmente inteso le sue parole; è giungere ad una condivisione di sostanza e non di facciata .
- Dare false rassicurazioni al paziente temendo di non poter poi gestire le sue emozioni, conviene essere prudenti ma chiari sul proprio pensiero. Questo per evitare che in seguito le certezze (la medicina non è una scienza esatta) che si rivelassero infondate minino la fiducia del paziente nei confronti del medico.
- Chiudersi in un atteggiamento offensivo quando un paziente riferisce di aver chiesto un secondo parere ad un altro medico e non aprirsi al dialogo e al confronto, non riconoscendo che possono esserci diverse vie e modi di rispondere ad un problema di salute, anche all’interno della medicina ufficiale .
Ci sono poi atteggiamenti o circostanze del paziente che rendono difficile la comunicazione; la nostra è una società multietnica perciò spesso il medico si trova a interloquire con persone che non conoscono bene o non parlano la nostra lingua, che hanno culture e credenze diverse anche in materia sanitaria. Difficile anche comunicare con pazienti che non ascoltano perché hanno già una loro idea su come risolvere il loro caso perché su internet hanno letto che…., pazienti poco attivi, silenziosi, diffidenti, che dicono e non dicono, che chiedono al medico cosa farebbe nella loro situazione, o che al contrario sono troppo accondiscendenti per poi cambiare idea senza ragioni alla visita successiva. In queste e altre circostanze analoghe il medico spesso è in difficoltà ad entrare in una relazione positiva con il paziente.
L’essere umano vive la sua intera esistenza comunicando. Ci sono situazioni più delicate di altre in cui è importante avere ben chiaro l’obiettivo del nostro comunicare, dove è fondamentale dare spazio alle emozioni del nostro interlocutore per comprendere veramente che impatto può avere quanto da noi proposto sulla sua vita presente e futura. Come abbiamo avuto modo di sentire dal confronto tra le parti, sono tanti i fattori che possono rendere complicato o al contrario facilitare il processo di comunicazione. Consapevoli di questo, dobbiamo sempre tenere presente che se lasciamo al caso questi processi non vuol dire che noi non stiamo comunicando in modo efficace, ma che potremmo comunicare cose diverse dalle nostre intenzioni, ostacolando in questo modo la costruzione della alleanza medico-paziente, determinante per la cura o guarigione dell’ammalato.

 
 

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  • Da 2024-05-16 09:00 a 2024-05-18 16:30

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