Invalidità e dintorni

INVALIDITÀ E DINTORNI

In questa pagina mettiamo a disposizione alcuni approfondimenti sui sostegni di tipo pratico che le Istituzioni forniscono al malato oncologico e a quello affetto da tumore alla vescica in particolare.

E’ necessario che il malato (o i suoi parenti) si attivi subito all’insorgere della malattia, affinché i suoi DIRITTI siano tutelati.

Quanto segue da indicazioni generali sulle cose da fare “subito”. Con il passare del tempo, con l’evoluzione della malattia e in relazione alle diverse necessità assistenziali della persona, ci si renderà conto di quanto il confronto con l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale sia determinante e pertanto di quanto sia necessario combattere per le proprie istanze, facendosi possibilmente affiancare da Patronati locali.

Nella nostra attività associativa veniamo a contatto quasi quotidianamente con persone che hanno problemi con l’INPS, desideriamo quindi affrontare soprattutto le situazioni più ricorrenti anche per permettere agli interessati di farsi una prima idea sul percorso che li attende e potendo così già fare delle valutazioni sul fatto che valga o meno la pena di affrontare determinate battaglie, che spesso hanno costosi risvolti legali.

 DISABILITÀ ONCOLOGICA: ITER DA SEGUIRE PER INVALIDITA’ CIVILE, HANDICAP (104), ACCOMPAGNAMENTO.

Il malato affetto da patologia oncologica, oltre al trattamento terapeutico ha particolari esigenze di tipo giuridico ed economico, per vivere più dignitosamente. Pertanto, l'ordinamento giuridico ha previsto, con norme speciali, le tutele e provvidenze necessarie.
Perché le leggi non rimangano inattuate, è necessario che anche i malati, oltre agli operatori, sappiano quali sono i diritti che lo Stato riconosce e garantisce loro, sia come particolare categoria di malati sia, genericamente, come persone riconosciute invalide.


INVALIDITÀ CIVILE E INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO

Lo Stato assiste i malati oncologici per mezzo del riconoscimento dell'invalidità civile, a prescindere da qualunque requisito assicurativo o contributivo essi abbiano.
Secondo le tabelle ministeriali di valutazione (D. M. Sanità 5/2/1992), tre sono le percentuali di invalidità civile per patologia oncologica:
- per neoplasie a prognosi favorevole con modesta compromissione funzionale l'11%
- per neoplasie a prognosi favorevole con grave compromissione funzionale il 70%
- per neoplasie a prognosi infausta o probabilmente sfavorevole nonostante asportazione chirurgica il 100%

Per essere collocati in una di queste tre categorie e ottenere le conseguenti agevolazioni sarà necessario, una volta appresa la diagnosi, fare domanda di riconoscimento dello stato di invalidità e di handicap presentandola all'Ufficio Invalidi Civili della ASL di residenza. Se oltre a richiedere il riconoscimento dell'invalidità civile (L. 118/1971), si vuole usufruire anche dei benefici previsti dalla legge sull'handicap (L. 104/1992), è consigliabile indicarlo nella stessa domanda. In mancanza di tale esplicita indicazione, si viene sottoposti a due visite medico-legali.

INVALIDITÀ CIVILE E LEGGE 104 SONO LA STESSA COSA? NO! 

  1. L'invaliditàè un tipo di riconoscimento, riguarda appunto le persone con menomazioni fisiche, intellettive e psichiche con una permanente incapacità lavorativa non inferiore ad un terzo e si rifa alla legge n. 118 del 30 marzo 1971.
  2. Il riconoscimento dello stato di handicap, invece, è un'altra cosa: la definizione ci viene dalla legge 104/1992che descrive la persona handicappata come "colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che è causa di difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione"(art. 3 comma 1).
    I due riconoscimenti (di invalidità e di handicap) seguono procedure simili ma distinte, con due visite mediche di accertamento diverse. In ogni caso consentono entrambi di godere di particolari benefici a seconda della percentuale di invalidità o della definizione di handicap riportata sul verbale.
    Le domande per ottenere benefici in materia di invalidità, cecità e sordità civile, handicap e disabilità devono essere presentate all'INPS unicamente TRAMITE INTERNET, eventualmente avvalendosi dell’assistenza di un PATRONATO (non sono pratiche molto intuitive).

Con la Legge 80/2006 (art. 6) lo Stato ha disposto un iter di accertamento accelerato a carico della Commissione medica della ASL in caso di malattia oncologica. La visita di accertamento dovrà infatti essere effettuata entro 15 giorni dalla data della domanda e gli esiti dell'accertamento dovranno essere immediatamente produttivi dei benefici che da essi conseguono. 

 QUAL È L’ITER DA SEGUIRE

1. recarsi da un medico abilitato alla compilazione online del certificato medico introduttivo, perché sia attestata la patologia invalidante (normalmente questo certificato è a pagamento);
2. presentare all'INPS via Internet, direttamente oppure tramite Patronato o Associazioni di categoria (ANMIC, ENS, UIC, ANFASS), la domanda di riconoscimento dei benefici;
3. effettuare la visita medica di accertamento presso la Commissione ASL integrata da un medico INPS, nella data che gli verrà comunicata.

La richiesta del riconoscimento dell'invalidità può essere avviata dal singolo che si ritiene invalido oppure dal suo genitore/tutore (in caso di persone interdette) o dal suo curatore (per quanto riguarda le persone inabilitate).

 LA CERTIFICAZIONE MEDICA

Il medico certificatore per essere abilitato deve aver fatto richiesta all’INPS e aver ottenuto un codice PIN che permette la trasmissione della certificazione medica online. Ci si può benissimo rivolgere al proprio medico curante.
Basandosi sui modelli di certificazione predisposti dall’INPS, il medico attesta la natura delle infermità invalidanti, riporta i dati anagrafici, il codice fiscale, la tessera sanitaria, le patologie invalidanti da cui il soggetto è affetto con l’indicazione obbligatoria dei codici nosologici internazionali (ICD-9). Deve, se presenti, indicare le patologie stabilizzate o ingravescenti che danno titolo alla non rivedibilità. Infine, deve indicare l’eventuale sussistenza di una patologia oncologica in atto.
Il medico compila il certificato online e lo inoltra all’INPS attraverso il servizio dedicato. Il sistema genererà un codice identificativo per la pratica in corso.
A questo punto il medico deve consegnare all'interessato:

- l’attestato di trasmissione che riporta il numero di certificato e che deve essere conservato dal richiedente per l’abbinamento della certificazione medica alla successiva domanda di riconoscimento dell'invalidità;

- la copia originale firmata del certificato, che il richiedente dovrà poi esibire al momento della visita di accertamento,

- l'eventuale certificato di non trasportabilità in caso di richiesta di visita domiciliare.
NB: Il certificato ha una validità massima di 90 giorni dal rilascio (ai fini dell’abbinamento alla domanda). Se non si presenta in tempo la domanda, il certificato medico scade e bisogna richiederlo nuovamente al medico.


PRESENTAZIONE DELLA DOMANDA ALL’INPS

Dopo aver ottenuto il certificato medico introduttivo, dunque, il richiedente ha 90 giorni di tempo per inviare via Internet all'INPS, la domanda di riconoscimento

di invalidità civile.

La domanda può essere presentata autonomamente dalla persona se dispone del codice PIN rilasciato dall'INPS (un codice numerico personalizzato che consente di accedere al servizio), oppure attraverso gli enti abilitati quali associazioni di categoria (ANMIC, ENS, UIC, ANFFAS), patronati sindacali, CAAF ecc.

Presentazione autonoma della domanda: come si richiede il PIN?
Telefonando al Contact Center INPS (803164) o attraverso il sito www.inps.it accedendo alla sezione Servizi online. Inserendo in Internet i dati richiesti saranno visualizzati i primi otto caratteri del PIN, mentre la seconda parte del codice sarà recapitata presso la propria abitazione tramite la posta ordinaria.

Perché la domanda per via telematica vada a buon fine è necessario compilarla in OGNI sua parte, ed è sempre necessario, durante la procedura, inserire il numero del certificato rilasciato dal medico, già registrato online. In questo modo la domanda che stiamo compilando verrà automaticamente abbinata al nostro certificato medico.
Nella domanda il richiedente deve indicare i dati personali e anagrafici, il tipo di riconoscimento richiesto (handicap, invalidità, disabilità), le informazioni relative alla residenza e all’eventuale stato di ricovero, il suo indirizzo e-mail per ricevere informazioni riguardanti la sua pratica. Ad ogni modo, grazie al codice PIN, le fasi di avanzamento della procedura di riconoscimento dell'invalidità civile possono essere consultate anche online sul sito dell’INPS.

Al termine della trasmissione della domanda, la procedura fornirà una ricevuta che può essere stampata, contenente il protocollo e la data di presentazione della domanda.
Ricevuta la domanda completa l’INPS provvede a trasmetterla online alla ASL di competenza.
Una volta presentata la domanda il cittadino riceve la data della visita medica di accertamento che in genere si tiene entro i 30 giorni successivi, in base al calendario di appuntamento della ASL di residenza o del domicilio alternativo.
All’invalido affetto da patologia oncologica la visita è fissata entro 15 giorni dalla domanda e di norma questo termine viene rispettato.

Nel caso la Commissione medica entro tre mesi dalla presentazione della domanda non fissi la visita di accertamento, l'interessato può presentare una diffida all'Assessorato regionale competente che provvede a fissare la visita entro il termine massimo di 270 giorni dalla data di presentazione della domanda; se questo non accade (silenzio rigetto) si può ricorrere al giudice ordinario.In caso di non trasportabilità il medico deve compilare e inviare online il certificato medico di richiesta di visita domiciliare, almeno cinque giorni prima della data già fissata per la visita ambulatoriale. Il Presidente della Commissione medica si pronuncia entro cinque giorni dalla ricezione della richiesta, comunicando al cittadino la data e l’ora della visita domiciliare o indicando una nuova data di invito a visita ambulatoriale. In caso di impedimento, l’interessato può scegliere tra una delle date indicate dal sistema accedendo alla sua area riservata nel sito dell'INPS. La data di convocazione a visita viene comunicata a mezzo raccomandata e posta elettronica (se indicata) ed è visibile sul sito internet dell’INPS. In questa lettera sono riportati i riferimenti della prenotazione (data, orario, luogo di visita) e la documentazione da portare all’atto della visita (documento di identità, certificato firmato dal medico certificatore, altra documentazione sanitaria, ecc.). Nel caso in cui l’INPS non disponga dei dati anagrafici del cittadino sarà necessario che il richiedente si rechi direttamente presso gli uffici INPS portando con sé un documento d’identità valido e il codice fiscale/tessera sanitaria.

LA VISITA MEDICA PRESSO LA COMMISSIONE ASL

Bisogna presentarsi alla visita, nella data fissata, con un valido documento di identità, il proprio codice fiscale, la tessera sanitaria, il certificato medico in originale firmato e tutta la documentazione sanitaria in possesso del richiedente.

Sarà possibile per il richiedente farsi assistere dal proprio medico di fiducia.

N.B: In caso di assenza ingiustificata si provvederà a una nuova convocazione. Nel caso di due assenze consecutive, esse saranno considerate come una RINUNCIA alla domanda, con perdita di efficacia della stessa.

La Commissione ASL è una Commissione Medica Integrata: è composta da un medico specialista in medicina legale che assume le funzioni di presidente e da due medici di cui uno scelto prioritariamente tra gli specialisti in medicina del lavoro. Dal 1° gennaio 2010, la Commissione è integrata da un medico INPS quale componente effettivo.
Alla Commissione partecipa anche un sanitario in rappresentanza dell’Associazione nazionale dei mutilati ed invalidi civili (ANMIC). Essa assegna dei punteggi per ogni sintomo accusato dal richiedente, punteggi che sono già fissati per legge nelle tabelle dell’invalidità civile (Decreto Ministero della Sanità del 5 Febbraio ’92) e che vanno a costituire, attraverso uno specifico calcolo, la percentuale finale di invalidità riconosciuta alla persona.

Al termine della visita viene redatto il verbale (Vedi Allegato “A”) elettronico, riportando l’esito, i codici nosologici internazionali (ICD-9) e l’eventuale indicazione di patologie (Decreto 2 agosto 2007) che comportano l’esclusione di successive visite di revisione o l'eventuale necessità di sottoporsi a visita di revisione successivamente. Nel caso in cui le condizioni di salute dovessero successivamente compromettersi nel tempo, l'invalido può richiedere un aggravamento dell'invalidità (Vedi Allegato “B”).

Se a causa della malattia si hanno problemi di deambulazione o non si è più autonomi nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana (alimentazione, igiene personale, vestizione), si può richiedere il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento (Legge 18/1980 e Legge 508/1988; Decreto-legge 509/1988).

Nei casi di chemioterapia in atto, per il malato sarà automatico il riconoscimento al diritto all'indennità di accompagnamento, se pur per brevi periodi (settimane, mesi o anni) necessari all'effettuazione delle stesse terapie, in rapporto agli effetti fortemente debilitanti del trattamento chemioterapico. Questi ultimi saranno valutati sulla base della relazione medica dell'ospedale o servizio oncologico ove si è in trattamento.

Una volta completato l'iter di accertamento di invalidità temporanea il malato oncologico potrà godere di tutti i diritti previsti per il disabili e familiari che lo assistono previsti dalla Legge 104 (permessi retribuiti per cure e controlli di 2 ore al giorno o 3 giorni al mese anche frazionabili in ore e 3 giorni al mese per i parenti).

TUTELA LAVORATIVA

L'art. 2110 del Codice Civile dice che "In caso d'infortunio, di malattia, di gravidanza o di puerperio, se la legge o le norme corporative non stabiliscono forme equivalenti di previdenza o di assistenza, è dovuta al prestatore di lavoro la retribuzione o una indennità nella misura e per il tempo determinati dalle leggi speciali, dalle norme corporative, dagli usi o secondo equità ". La lettura di tale articolo aiuta a comprendere come sia diritto del lavoratore assente per malattia percepire la retribuzione o una prestazione economica sostitutiva (l'indennità di malattia) continuando a maturare anzianità di servizio, e non essere licenziato durante il periodo di malattia. La legge stabilisce però un limite del periodo di conservazione del posto, il cosiddetto "periodo di comporto", alla scadenza del quale il datore di lavoro, se vorrà, potrà recedere dal contratto, a norma dell'articolo 2118, licenziando il lavoratore nel rispetto della normativa sul licenziamento individuale (licenziamento per giusta causa). La durata del periodo di comporto e degli altri eventuali periodi di assenza aggiuntiva, nonché dei periodi in cui spetta la retribuzione intera e successivamente ridotta, e l'entità della riduzione, variano a seconda dei diversi Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro, e pertanto è importante che il lavoratore verifichi sempre cosa prevede il proprio contratto.

Nell'ipotesi in cui il lavoratore, a causa delle patologie sofferte, debba sottoporsi periodicamente, anche per lunghi periodi, a terapie ambulatoriali di natura specialistica che determinano incapacità al lavoro, ai vari periodi della terapia si applicano i criteri della "ricaduta della malattia" se sul certificato viene barrata l'apposita casella e il trattamento viene eseguito entro 30 giorni dalla precedente assenza. Per effetto della legge 104/1992, come già detto, il lavoratore con handicap in situazione di gravità ha diritto a 2 ore di permesso giornaliero retribuito o 3 giorni di permesso mensile coperti da contribuzione figurativa, fruibili anche in maniera continuativa; il familiare che assiste ha diritto, invece, a 3 giorni mensili. Il Decreto Legislativo 10 settembre 2003, n. 276, con l'art. 46, ha modificato la disciplina sul part-time (D.L. 25/02/2000, n. 61) introducendovi l'articolo 12 bis, che riconosce ai lavoratori del settore privato affetti da patologie oncologiche, per i quali persiste una ridotta capacità lavorativa, anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, il diritto alla trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno in tempo parziale verticale od orizzontale. Egualmente la norma attribuisce al lavoratore il diritto di tornare a lavorare a tempo pieno, qualora lo richieda.

In base all'art. 10 del D.L. 23/11/1988, n. 509: "Norme per la revisione delle categorie delle minorazioni e malattie invalidanti, nonché dei benefici previsti dalla legislazione vigente per le medesime categorie, ai sensi dell'art. 2, comma 1, della L. 26/07/1988, n. 291", qualora dalla malattia derivi una invalidità superiore al 50%, il lavoratore ha diritto di fruire ogni anno di un congedo retribuito fino a trenta giorni (anche non continuativi) per le cure connesse alla sua infermità. Il D.L. 19/09/1994, n. 626, "Attuazione delle direttive [...] riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro", prevede - fra le altre misure - che il Medico Competente (esperto in medicina del lavoro) effettui accertamenti sanitari preventivi e periodici, nonché, su richiesta del lavoratore, finalizzati a verificare se il lavoratore è idoneo ad esporsi ai rischi specifici connessi allo svolgimento delle sue mansioni. Nel caso di non idoneità alle mansioni specifiche espressa dal Medico Competente, il datore di lavoro è tenuto ad utilizzare la persona in mansioni non a rischio.

Le aziende, per legge, devono assumere un certo numero di lavoratori disabili e, tra questi, possono rientrare anche i malati oncologici, previa richiesta da presentare all’INPS per l’inserimento al collocamento mirato. Questa richiesta può essere avviata sempre direttamente, tramite via telematica, o facendosi assistere da un Patronato.

In questo caso il malato può:

  • effettuare visite mediche senza utilizzare ferie o permessi;
  • passare a mansioni più adatte alla propria condizione fisica e al proprio stato di salute;
  • ottenere un periodo anche lungo di aspettativa non retribuita;
  • passare al part-time provvisorio, fino a quando il miglioramento delle condizioni di salute non gli consentirà di riprendere il normale orario di lavoro o, comunque, accordarsi con il datore, circa gli orari da rispettare;
  • in caso di patologie gravi, debitamente certificate dalla Asl o da una struttura convenzionata, che richiedano terapie salvavita (come, ad esempio l’emodialisi, la chemioterapia), ottenere che non vengano conteggiati nei giorni di assenza per malattia i relativi giorni di ricovero ospedaliero o di day-hospital e i giorni di assenza dovuti alle terapie che abbiamo detto, senza subire tagli di stipendio.

  COSA C'È SCRITTO NEL VERBALE D’INVALIDITÀ CIVILE

Al termine della visita medica di accertamento, la Commissione ASL redige un verbale elettronico che viene inviato all'INPS. Possono verificarsi due situazioni:

  1. Al termine della visita il verbale viene approvato all’unanimità.
    In questo caso viene validato dal Responsabile del Centro Medico Legale dell’INPS e viene considerato definitivo. Se il verbale dà diritto a prestazioni economiche, viene attivata la procedura amministrativa per il pagamento delle stesse, richiedendo alla persona riconosciuta invalida di inserire i dati necessari online (ad esempio reddito personale, eventuale ricovero a carico dello Stato, frequenza a scuole o centri di riabilitazione, coordinate bancarie) per l'accertamento dei requisiti socioeconomici.
  1. Non c’è unanimità.

L’INPS sospende l’invio del verbale e acquisisce gli atti che vengono esaminati dal Responsabile del Centro Medico Legale dell’INPS. Quest’ultimo può validare il verbale entro 10 giorni oppure procedere ad una nuova visita da fissare entro 20 giorni. La visita in questo caso verrà effettuata anche con la presenza di un medico rappresentante delle associazioni di categoria e, nel caso di valutazione dell’handicap, da un operatore sociale. La Commissione può anche avvalersi della consulenza di un medico specialista della patologia oggetto di valutazione.

Il verbale definitivo viene inviato alla persona entro 120 giorni (4 mesi) dalla data della visita, da parte dell'INPS tramite raccomandata A/R ed eventualmente anche tramite posta PEC. Viene inviato in duplice copia: in una sono contenuti tutti i dati del richiedente e le valutazioni specifiche, nell'altra (da usare solo per fini amministrativi) è riportato solamente il giudizio finale. I fascicoli elettronici dei verbali conclusi vengono archiviati nel Casellario Centrale di Invalidità gestito dall’INPS.

MA COME LEGGERE IL VERBALE D’INVALIDITÀ CIVILE?

È diviso in 4 parti che contengono:

  1. dati anagrafici ed amministrativi del richiedente, i motivi di presentazione della domanda e la tipologia di accertamento (primo accertamento, revisione d'ufficio, aggravamento, riduzione ecc.), la data della seduta e il tipo di visita (se ambulatoriale o domiciliare).
  2. Il giudizio diagnostico della Commissione, con l'anamnesi (ossia le condizioni mediche desunte dai certificati medici portati) con indicati i codici nosologici internazionali (ICD-9) per patologia, gli eventuali accertamenti disposti e la documentazione acquisita. Vengono contrassegnate le principali disabilità accertate (psichiche, sensoriali, fisiche, neurologiche, respiratorie, cardiocircolatorie) e le relative cause o concause (malformazioni congenite, malattie infettive, traumi del traffico, traumi domestici, altre cause violente, intervento chirurgico mutilante).
  3. Il giudizio espresso dalla Commissione in seguito alla visita e alla valutazione della documentazione prodotta. È particolarmente importante perché consente di individuare con chiarezza lo status accertato e i diritti che questo status fa valere. Il grado di invalidità civile riconosciuto viene espresso in percentuali.
  4. Il tutto si conclude con le firme del presidente, del segretario, del medico ULSS, del medico del lavoro e del medico di categoria.

ATTENZIONE ALLE VISITE DI REVISIONE!!

NB: Nello stesso verbale viene indicata poi la data entro cui presentarsi per effettuare una visita di revisione se la Commissione ritiene che le minorazioni riconosciute all'invalido siano suscettibili di modificazioni nel corso del tempo.
Con la Legge n. 114/2014 si è certo più tutelati perché i benefici e le agevolazioni non vengono sospesi allo scadere della data della visita di revisione, ma si attende che tutto l'iter di revisione sia completato. Inoltre spetta all'INPS ricordare all'interessato la convocazione alla visita e l'invalido non deve attivarsi di sua iniziativa; consigliamo comunque di rimanere sempre attenti e all'erta se si è consapevoli di avere patologie soggette a revisione. se la visita di revisione è disposta più tardi rispetto alla data di validità del verbale, l’interessato non perde eventuali provvidenze economiche, che continuano a essergli riconosciute sino all’esito della nuova visita. Se la commissione medica decide, però, di revocare l’invalidità o di abbassarla a una percentuale insufficiente al riconoscimento di prestazioni economiche che già spettavano, sono richiesti indietro i ratei già corrisposti dalla data di scadenza del verbale fino alla data della visita effettiva.

L’Inps può disporre anche delle visite di revisione straordinarie; inoltre, l’istituto è obbligato a disporre una revisione d’ufficio, che può avvenire anche dopo il compimento dell’età pensionabile, se nell’anno precedente, l’interessato, titolare di un assegno d’invalidità, ha percepito redditi da lavoro dipendente, autonomo o professionale o d’impresa per un importo lordo superiore a tre volte l’ammontare del trattamento minimo.

Se invece la Commissione accerta la presenza di patologie e menomazioni "stabilizzate", definite dal decreto ministeriale 2 agosto 2007, allora specificherà nel verbale la non rivedibilità delle stesse.

Attenzione, a non fare confusione tra le visite di revisione relative all’invalidità e quelle relative allo stato di handicap: si tratta di due accertamenti differenti, in quanto come abbiamo già precisato, l’invalidità è intesa come diminuzione della capacità lavorativa, mentre l’handicap è la condizione di svantaggio che limita lo svolgimento del ruolo sociale della persona. Per fare un esempio, se Tizio percepisce l’assegno ordinario d’invalidità e, durante la visita di revisione, non gli è confermato l’handicap, questo non influisce sulla percentuale d’invalidità posseduta e sulle relative prestazioni (per le quali va fatta un’apposita valutazione), mentre influisce sui benefici connessi allo stato di handicap riconosciuti dalla Legge 104.

La visita medica di revisione è effettuata dalla commissione medica Inps, che acquisisce il fascicolo elettronico dell’interessato e il precedente verbale. È possibile farsi assistere, durante la visita, dal proprio medico di fiducia.

 

REVOCA INVALIDITÀ O DIMINUZIONE PERCENTUALE ALLA REVISIONE: FARE UN RICORSO

Contro il verbale della commissione medica che revoca l’invalidità o ne abbassa la percentuale è sempre possibile fare ricorso, anche se si tratta di una visita di revisione. Bisogna, però, seguire la stessa procedura prevista per ricorrere contro i verbali degli accertamenti sanitari “ordinari”: in pratica, prima di iniziare la vera e propria causa davanti al tribunale, ci si deve sottoporre a un accertamento tecnico preventivo, per la verifica delle condizioni sanitarie.

Nel processo di accertamento dell’invalidità civile sono previste due diverse forme di tutela:

  • giudiziaria, relativa alla fase sanitaria;
  • amministrativa, relativa alla fase di concessione delle provvidenze economiche.

RICORSO GIURISDIZIONALE

Contro il giudizio sanitario della commissione medica per l’accertamento dell’invalidità è possibile promuovere un ricorso giurisdizionale entro 6 mesi dalla notifica del verbale sanitario. Il termine è perentorio: una volta decaduto sarà possibile solo presentare una nuova domanda amministrativa.

Dal 1° gennaio 2012, con l’obiettivo di raggiungere un accordo in via conciliativa senza arrivare al giudizio, la legge ha stabilito che in tutti i giudizi per l’invalidità civile, cecità e sordità, l’handicap e la disabilità è obbligatorio l’accertamento tecnico preventivo – ATP: un’analisi finalizzata alla verifica delle condizioni sanitarie che legittimano le pretese che il ricorrente intende far valere in giudizio (legge 111/2011).

La richiesta di accertamento tecnico preventivo va fatta dal cittadino che intende impugnare un verbale sanitario, prima di dare inizio al contenzioso giudiziale.

L’accertamento viene affidato dal giudice ad un consulente tecnico d’ufficio (CTU), che viene assistito nelle operazioni peritali da un medico legale dell’Inps.

Una volta terminata la consulenza tecnica, il giudice fissa un termine perentorio (non superiore a 30 giorni) entro il quale le parti devono dichiarare se intendono contestare o meno le conclusioni del consulente.

In assenza di contestazioni, il giudice predispone il decreto di omologazione dell’accertamento, che non è più impugnabile né modificabile.

Se invece una delle parti dichiara di voler contestare le conclusioni del CTU, si apre il giudizio con il deposito del ricorso introduttivo nel quale, a pena di inammissibilità, vanno indicati i motivi della contestazione.

RICORSO AMMINISTRATIVO

Il ricorso amministrativo è ammesso esclusivamente contro provvedimenti di rigetto o di revoca dei benefici economici che attengono a requisiti non sanitari, quali il reddito, la cittadinanza, la residenza. Contro il mancato riconoscimento dei requisiti sanitari, infatti, è possibile presentare unicamente ricorso in via giudiziaria.

A partire dal 21 febbraio 2011, la presentazione dei ricorsi amministrativi deve avvenire esclusivamente per via telematica:

  • direttamente dal cittadino, se in possesso del codice PIN rilasciato dall’Istituto, utilizzando l’apposita procedura “Ricorsi On Line” disponibile nell’Area Servizi del portale; 
  • tramite gli Enti di patronato e gli altri soggetti abilitati all'intermediazione con l'Istituto, attraverso i servizi telematici Inps a loro dedicati.

LE PERCENTUALI D’INVALIDITÀ

Il requisito minimo per la qualifica di invalido civile è essere affetti da malattie e menomazioni permanenti e croniche, sia di natura fisica che psichica ed intellettiva che riducono la capacità lavorativa della persona in misura non inferiore ad un terzo (superiore al 33%). Il grado di invalidità è determinato da una tabella approvata con decreto del Ministro della Sanità 5 febbraio 1992. 

Non rientrano tra gli invalidi civili:

  • gli invalidi di guerra
  • gli invalidi del lavoro
  • gli invalidi per servizio

che vengono riconosciuti tali a seguito di cause specifiche derivanti dalla guerra, dalla prestazione lavorativa (per i lavoratori privati) o di un servizio (per i dipendenti pubblici e le categorie assimilate)

È bene comunque sapere che l’INPS ha emesso delle “Linee Guida” per facilitare l’attribuzione dei punteggi ad ogni patologia.

Per quanto riguarda il tumore della vescica, in caso di cistectomia radicale, in caso e di “derivazione” l’Inps ha stabilito la seguente possibilità di scelta per il revisore. Non si è ben capito quali siano i criteri, dal momento che i medici della Commissione non risultano essere Urologi:

L’incompetenza con cui viene trattata la materia si evince anche dalla descrizione della “Condizione Clinica” del paziente: nel secondo caso, quello identificato con il codice 57.7.2, probabilmente con la definizione di “Neovescica incontinente” vogliono riferirsi al caso di Uretero-Ileo-Cutaneo-Stomia.

Ecco i benefici a seconda della percentuale di invalidità (soggetti di età compresa fra i 18 e i 65 anni):

Meno di 33%: NON INVALIDO

Nel verbale si riporta questa dicitura: "assenza di patologia o con una riduzione delle capacità inferiore ad 1/3".

INVALIDO CON RIDUZIONE PERMANENTE DELLA CAPACITÀ LAVORATIVA IN MISURA SUPERIORE AD 1/3

  • Dal 34%: concessione gratuita di ausili e protesiprevisti dal nomenclatore nazionale. La concessione di ausili e protesi è subordinata alle patologie indicate nel verbale di invalidità.
  • Dal 46%: oltre al punto precedente, iscrizione alle liste di collocamento mirato.
  • Dal 50%: oltre ai punti precedenti,congedo straordinario per cure, se previsto dal CCNL.

INVALIDO CON RIDUZIONE PERMANENTE DELLA CAPACITÀ LAVORATIVA IN MISURA SUPERIORE AI 2/3

  • Dal 67%: oltre ai punti precedenti, esenzione parziale dal pagamento ticket per visite specialistiche, esami ematochimici e diagnostica strumentale. Resta da pagare la quota fissa per la ricetta. Si suggerisce comunque di contattare il proprio Distretto sociosanitario o la propria Azienda Asl, o il proprio medico di famiglia, per le informazioni più aggiornate e valide localmente.

INVALIDO CON RIDUZIONE PERMANENTE CON INVALIDITÀ PARI O SUPERIORE  AL 74%                     

Dal 74%:
 oltre ai punti precedenti, erogazione dell'ASSEGNO MENSILE se in possesso dei requisiti richiesti, anche in termini di reddito. Possibilità di richiedere l'APE SOCIALE

INVALIDO CON TOTALE E PERMANENTE INABILITÀ LAVORATIVA

100%: oltre ai punti precedenti, escluso l'assegno mensile, erogazione della PENSIONE DI INABILITÀ nel rispetto dei limiti reddituali ed esenzione anche del ticket farmaci.

INVALIDO CON TOTALE E PERMANENTE INABILITÀ LAVORATIVA E IMPOSSIBILITÀ A DEAMBULARE SENZA L'AIUTO PERMANENTE DI UN ACCOMPAGNATORE OPPURE CON NECESSITÀ DI ASSISTENZA CONTINUA NON ESSENDO IN GRADO DI SVOLGERE GLI ATTI QUOTIDIANI DELLA VITA

100% più indennità di accompagnamento: si intende la persona incapace di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore o con necessità di assistenza continua, non essendo in grado di compiere autonomamente gli atti quotidiani della vita.
Oltre ai benefici del punto precedente: INDENNITÀ DI ACCOMPAGNAMENTO indipendentemente dall'età e dai redditi posseduti, che viene sospeso durante i periodi di ricovero gratuito in istituto. 

NB: Per quanto riguarda l'esenzione ticket per visite o per farmaci consigliamo di rivolgersi alla propria Asl competente in quanto ogni Regione può avere casi particolari di esenzione (verificare a questo link del Ministero della Salute che rimanda alle pagine delle singole Regioni).

 

DOMANDA D’AGGRAVAMENTO INVALIDITÀ CIVILE

I cittadini già sottoposti ad accertamento per riconoscimento dell'invalidità civile (quindi che hanno già ottenuto la loro percentuale di invalidità) che successivamente accusano un aggravamento delle proprie condizioni devono presentare apposita domanda, corredata del certificato medico che deve contenere le modificazioni del quadro clinico preesistente. La domanda va presentata all’Inps esclusivamente per via telematica, eventualmente con l’assistenza di un Patronato.

 

ASSEGNO ORDINARIO DI INVALIDITA’  

(Importante: se il paziente è lavoratore deve inoltrare o chiedere di inoltrare questa richiesta insieme a quella di Invalidità Civile).

 L'assegno ordinario di invalidità è una prestazione economica, non reversibile, erogata ai lavoratori dipendenti ed autonomi con infermità fisica o mentale, che determini una riduzione, superiore ai 2/3, della capacità lavorativa. Per avere diritto alla prestazione, inoltre, è necessario che il lavoratore abbia avuto accreditati cinque anni di contribuzione, di cui tre nel quinquennio precedente alla data di presentazione della domanda amministrativa (fanno fede anche gli anni in cui si è percepita la disoccupazione - Naspi. La prestazione è regolata dalla legge 222/1984 e non va confusa con l'assegno di invalidità civile (articolo 13, legge 118/1971) che è invece una prestazione assistenziale, slegata dai contributi versati ed ottenibile dai soggetti che rispettano determinati requisiti reddituali. Si richiede tramite emissione da parte del medico curante di un Certificato medico introduttivo per istanza di invalidità previdenziale (SS3) – DIVERSO DA QUELLO PER L’INVALIDITA’ CIVILE- che va presentato insieme alla domanda di riconoscimento del beneficio all'INPS, via Internet, direttamente oppure tramite Patronato o Associazioni di categoria. L'assegno ordinario di invalidità può essere chiesto dai lavoratori dipendenti, dagli autonomi e dai lavoratori parasubordinati, mentre non può essere ottenuto dai lavoratori del pubblico impiego per i quali restano in vigore le discipline speciali previste dalla normativa attuale. Non esiste un requisito anagrafico per il conseguimento della prestazione, ma solo un requisito medico-legale ed uno contributivo. 

Il requisito medico legale

Per avere diritto all'assegno, ai sensi dell'articolo 1, commi 1 e 2 della legge 222/1984, è necessario che l'assicurato abbia una capacità di lavoro ridotta in modo permanente, a causa di infermità o di un difetto fisico o mentale, a meno di un terzo. Si tenga presente, tuttavia, che l'esistenza del requisito medico-legale deve essere effettuata in relazione all'attività lavorativa confacente alle capacità dell'assicurato. In tale quadro, pertanto, non è possibile porre a fondamento della determinazione dell'invalidità le tabelle previste per la valutazione dell'invalidità civile. Queste ultime infatti sono dettate per l'accertamento della diminuzione della capacità di lavoro generica mentre per l'assegno di invalidità è necessario verificare la diminuzione della capacità di lavoro in occupazione confacenti alle attitudini specifiche dell'assicurato. Il diritto all'assegno sussiste anche nei casi in cui la riduzione della capacità lavorativa, nella misura appena indicata, preesista al rapporto assicurativo, purchè vi sia stato un successivo aggravamento o siano sopraggiunte nuove infermità. In tale ipotesi, dunque, l'accertamento dello stato fisico del lavoratore deve essere diretto a verificare se c'è stato, o meno, un aggravamento delle condizioni di salute dopo l'instaurazione del rapporto di lavoro.

Il requisito contributivo

L'ulteriore requisito necessario per il riconoscimento dell'assegno di invalidità è quello cosiddetto contributivo. L'assegno infatti può essere attribuito ai lavoratori assicurati che siano iscritti al fondo da almeno 5 anni e che risultino accreditati o versati a loro favore almeno 5 anni di contribuzione di cui 3 nel quinquennio precedente la data di presentazione della domanda amministrativa con la quale si chiede la prestazione.

La compatibilità con la prestazione di attività lavorativa

La soglia di invalidità per il riconoscimento dell'assegno è costituita dai due terzi della capacità lavorativa. Il beneficiario può pertanto continuare a svolgere un'attività di lavoro produttiva di reddito e percepire, contemporaneamente, la prestazione previdenziale.

 

PENSIONE D’INABILITÀ

La pensione di inabilità viene concessa alle persone alle quali sia stata riconosciuta una percentuale di invalidità del 100%, in età compresa tra i 18 e i 65 anni. Questo sussidio è dedicato alle persone che vertano in stato di bisogno economico, prendendo in considerazione il solo reddito personale. La pensione viene erogata dall'INPS in 13 mensilità.

La pensione di inabilità spetta in intera misura anche se la persona invalida è ricoverata in istituti o case di riposo private, ed anche in strutture pubbliche che provvedono al suo sostentamento.
È compatibile con le prestazioni erogate a titolo di invalidità per causa di guerra, di lavoro o di servizio, e con gli altri trattamenti pensionistici diretti, oltre che con un'eventuale attività lavorativa.

La pensione di inabilità viene erogata dal primo giorno del mese successivo alla presentazione della domanda fino ai 65 anni e sette mesi. Oltre, la pensione di inabilità diventa assegno sociale

 

QUANTO SPETTA? LIMITI DI REDDITO E IMPORTI 

La circolare INPS n.122, pubblicata il 27 dicembre 2018, interessa tutti i cittadini italiani con diritto all’invalidità civile, all’indennità di accompagnamentoall’assegno sociale, alla indennità di frequenza e alla pensione ciechi e pensione sordi. La circolare, infatti, indica tutti gli importi aggiornati rispetto al 2018, i criteri e le modalità applicative della rivalutazione delle pensioni e delle prestazioni assistenziali per l’anno 2019, i cui criteri sono previsti dall’articolo 34 della legge 23 dicembre 1998, n. 448. Sulla base di inflazione e costo della vita, gli importi sono stati rivalutati dell’1,1%. Nella circolare viene specificato inoltre che in previsione dell’entrata in vigore della legge di bilancio per l’anno 2019, gli incrementi per il 2019 descritti nella presente circolare potranno subire variazioni.


NUOVI LIMITI DI REDDITO E IMPORTI

In generale, i limiti di reddito per il diritto alle pensioni in favore di invalidi civili totali, ciechi civili e sordi sono aumentati dello 0,9%, portandosi a quota € 16.814,34
Il limite di reddito per il diritto all’assegno mensile degli invalidi parziali e delle indennità di frequenza è quello stabilito per la pensione sociale (art. 12 della legge n. 412/1991), ed è di € 4.906,72. Tali limiti si applicano anche agli assegni sociali sostitutivi dell’invalidità civile. Si ricorda che, nelle ipotesi di assegno mensile di invalidità civile che si trasforma in assegno sociale sostitutivo dell’invalidità civile, nell’anno della trasformazione il limite reddituale è quello riportato in tabella fino al mese precedente la trasformazione mentre, nel mese della trasformazione, deve essere soddisfatto il limite reddituale previsto dall’articolo 67 della legge n. 448/1998 e dall’articolo 52 della legge n. 448/1999. 

Quanto alle provvigioni, vediamo un aumento per le prestazioni assistenziali di  invalidi civili, ciechi civili e sordi (assegno mensile e pensione di inabilità civile) che per il 2019 saranno pari a € 285,66 mensili (nel 2018 erano di € 282,55). Gli invalidi civili con diritto all’indennità di accompagnamento vedranno erogarsi € 517,84 al mese (nel 2018 erano € 516,35).


Per approfondire:

La circolare Inps n.122 del 27/12/2018

La tabella con tutti gli importi

 

ASSEGNO SOCIALE PER GLI INVALIDI CIVILI DA DOPO I 67 ANNI

Al compimento del 67° anno di età cessa l'erogazione della pensione di inabilità, dell'assegno mensile, in sostituzione è concesso l'assegno sociale.

L'assegno sociale è destinato agli invalidi civili titolari di assegno mensile, ai titolari di pensione di invalidità totale e ai sordi titolari di pensione non reversibile: questi soggetti acquisiscono automaticamente il diritto all'assegno sociale erogato dall'INPS.
Non si tramutano invece in assegno sociale la pensione per ciechi assoluti e la pensione per ciechi parziali che vengono erogate anche dopo i 65 anni e 7 mesi di età.

REQUISITI
- avere più di 67

- rispettare i requisiti di reddito previsti;

- avere cittadinanza italiana, o iscrizione all’anagrafe del comune di residenza per i cittadini stranieri comunitari, o titolarità del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo per i cittadini stranieri extracomunitari;

- avere residenza effettiva, stabile e continuativa per almeno 10 anni nel territorio nazionale.


Nel caso in cui si sia ricoverati in un istituto la cui reta è a carico dello Stato o enti pubblici, l'assegno sociale viene ridotto:
a) 
del 50% se la retta è a totale carico dello Stato 

  1. b) del 25%se la retta versata dall'interessato o suoi familiariè di importo inferiore alla metà dell'assegno Se la retta comporta una spesa superiore al 50% dell'assegno, l'assegno viene erogato nella sua totalità, senza riduzioni.


Bisogna distinguere due casi:

1) SE SI ERA GIÀ RICONOSCIUTI INVALIDI PRIMA DEI 67 ANNI

Come detto l'assegno sociale spetta automaticamente a chi è già stato riconosciuto invalido civile. Per la determinazione dei limiti di reddito ci si riferisce a quelli previsti per la liquidazione dei rispettivi trattamenti di invalidità di cui si godeva e si considerano soltanto i redditi personali (e non quelli del coniuge). Ciò significa che i requisiti reddituali sono gli stessi che determinano la concessione delle prestazioni per invalidità civile.
2) SE SI VIENE RICONOSCIUTI INVALIDI DOPO I 67 ANNI

Si applica la stessa normativa riguardante la generalità dei cittadini ultra 65enni, con gli stessi limiti reddituali previsti per l'assegno sociale o la pensione sociale, però in questo caso verranno calcolati i redditi personali sommati a quelli del coniuge.

Per maggiori informazioni sui redditi conteggiati e quelli esclusi consigliamo la pagina dedicata del sito dell’INPS.

 

QUOTA E DURATA

L'importo dell'assegno per il 2019 è pari a 457,99 euro per tredici mensilità. Per l'anno 2019 il limite di reddito è pari a 5.953,87 euro annui e 11.907,74 euro, se il soggetto è coniugato. L'assegno non è soggetto alle trattenute IRPEF.
L'assegno sociale NON è reversibile. 

 

DOMANDA
La domanda si presenta all'INPS tramite il servizio apposito disponibile online oppure rivolgendosi presso enti di patronato e uffici affini.

 

 

PER ULTERIORI APPRONDIMENTI

https://www.associazionepalinuro.com/images/11_Diritti.pdf

  • INVALIDITA’ CIVILE

https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?sPathID=%3b0%3b45138%3b45545%3b45566%3b&lastMenu=45566&iMenu=1&p4=2

  • ASSEGNO ORDINARIO DI INVALIDITA’

https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?sPathID=%3b0%3b45138%3b45545%

3b45566%3b45548%3b&lastMenu=45548&iMenu=1&iNodo=45548&p4=2

  • PENSIONE DI INABILITA’

https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?sPathID=%3b0%3b45138%3b45545%3b45551%3b&lastMenu=45551&iMenu=1&iNodo=45551&p4=2

  • METODO DI CALCOLO PER PIÙ PATOLOGIE

https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=1992-02-26&atto.codiceRedazionale=092A0771&elenco30giorni=false

 

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