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E’ un segnale che non va sottovalutato: parlatene subito con il vostro Medico di Famiglia che predisporrà gli accertamenti ulteriori e la visita dello specialista urologo più vicino.

Ci sono cause generiche che lo riguardano.  I meccanismi con cui una cellula normale piano piano si trasforma in una cellula tumorale richiede un periodo di tempo molto lungo. Noi non abbiamo una risposta certa, ma degli indizi generali sul meccanismo di genesi di un tumore che chiamiamo tumorigenesi e abbiamo degli indizi un po' più di dettaglio per l'istotipo transizionale o uroteliale che è quello che colpisce la vescica. Questi ultimi sono in legame con il fumo, che è la cosa più concreta e più diffusa: i pazienti fumatori  hanno un rischio da 4 a 8 volte - a seconda dei paesi dove è stato fatto lo studio in Europa - maggiore rispetto ai non fumatori. Per inciso, tra i fumatori il primo tumore più diffuso é al polmone,  mentre quello alla vescica è proprio il secondo.  C'è un rischio generico di sviluppare tumori da parte dei fumatori:  in passato c'è stata un'esposizione con le aminoaromatiche dell'industria dei coloranti e i derivati che pian piano sono stati eliminati dal mercato, quindi l'unico vero legame rimane con il fumo, tutto il resto è misterioso.

Nella stragrande maggioranza dei casi il tumore alla vescica  non dà sintomi e non si manifesta. L'unico elemento che ne indica la presenza è la comparsa di sangue nelle urine, tipicamente non associato ad altri disturbi della sfera urinaria.  C'è poi un piccolissimo gruppo di pazienti che sviluppa una forma insidiosa, il carcinoma in situ, che dà disturbi di tipo cistitico, presente soprattutto nel sesso femminile. Questi sono gli unici due elementi.

I protocolli prevedono due tipi di indagini: una di imaging, cioè  un esame che fornisca un'immagine, come l'ecografia, la TAC, la risonanza.  La logica vuole che si parta con il più semplice e il più accessibile, quello che non richiede cioè mezzo di contrasto: l'ecografia.  Con gli strumenti di oggi, che si chiamano ecografi, e con gli ecografisti cioè i medici e i radiologi dedicati a questo tipo di indagini, a vescica piena è possibile riconoscere anche  lesioni millimetriche e quindi è un ottimo esame di partenza.  Secondo livello su cui si studia è la presenza di cellule neoplastiche nel sedimento urinario.  Questo perché l'epitelio della vescica normalmente ha un ricambio  frequente che fa sì che le cellule più vecchie raggiungano la superficie, cadendo nelle urine. Il ricambio delle cellule tumorali è ancora più rapido, per cui in un paziente che ha un tumore, quanto più questo è aggressivo tanto più sono presenti cellule nel sedimento. E questo è il secondo livello di indagine; poi una volta avuta la diagnosi, ciascun urologo vi indicherà qual’é il processo per ottenere la stadiazione cosiddetta "clinica" per poi arrivare la resezione endoscopica.

La differenza tra tumore superficiale ed infiltrante sta nell'infiltrazione della tonaca muscolare.  La vescica ha grosso modo 3 strati:  quello più interno e più sottile si chiama mucosa, è la tappezzeria sulla quale nascono queste malattie; lo strato intermedio è il più spesso, si chiama muscolare propria o detrusore ed è il muscolo che si contrae come un palloncino e che si sgonfia attivamente per spingere fuori l'urina.  Il terzo strato periferico è una piccola lamina che si chiama pericisti,  contiene un po' di grasso e un po' di altro epitelio. Le neoplasie superficiali quindi sono limitate la mucosa, mentre le infiltranti raggiungono la parete muscolare.

E’ un modo confidenziale con cui si definiscono i tumori superficiali, é cioè un linguaggio che utilizzano i pazienti e che talvolta fanno proprio anche i medici per farsi capire meglio.

La sigla significa TransUrethral Resection e per quanto riguarda la lettera V, anziché mettere bladder ossia vescica in inglese, si utilizza direttamente la V.

T  sta per tumore. Indica, nella stadiazione, la profondità dell'infiltrazione: ta, t1, t2, t3 e t4.  A ciascun numero corrisponde un avanzamento della perforazione nel muscolo e nell' organo in generale.  G sta per grade, cioè grado. Di solito si definiscono a basso ed alto grado: a basso grado sono le cellule che hanno già l'aspetto neoplastico, ma ricordano molto la cellula d'origine.  Questa morfologia poco diversa è associata a poca aggressività.  L'altro capitolo è l'alto grado, cioè cellule che si riconosce originare sempre dall'epitelio che ricopre la vescica, ma con alterazioni che le rendono molto diverse e molto ben distinguibili della cellula normale: a questo più alto grado di differenza morfologica con la cellula d'origine si associa purtroppo un alto grado di malignità, cioè la capacità di crescere e di infiltrare. La vecchia differenza di grado andava da 1 a 3, ma la tendenza attuale è di evitare che casi incerti vengano messi nel gruppo 2: per forzare un po' il patologo a prendere una decisione che favorisce poi noi clinici nel prevedere una prognosi è stato suddiviso in alto grado e basso grado.

Nell'uomo si toglie la prostata, la vescica e le vescicole seminali e tutti i linfonodi del bacino. Nella donna vengono asportate la vescica, l'utero, le ovaie e nuovamente tutti i linfonodi del bacino. Si tolgono altri organi, oltre alla vescica, fondamentalmente perché nell'età in cui queste malattie colpiscono, tali organi  sessuali secondari non servono più, quindi superata l'età fertile ed essendo anatomicamente adiacenti alla vescica vengono tolti in blocco. Questa era una cosa assolutamente inaggirabile in passato in quanto le informazione - e qui faccio un breve riferimento a quanto sia preziosa una iniziativa come Palinuro - erano molto rudimentali. Non solo: i mezzi di diagnosi erano decisamente limitati e non c'erano le attrezzature che abbiamo oggi a nostra disposizione. L'informazione - soprattutto l'informazione della gente - era scadente anche tra i medici di base, per cui capitava che molti sintomi venivano trascurati  e  osservavamo pazienti al momento della diagnosi con malattia avanzata, che aveva cioè già infiltrato un organo vicino. Ecco perché una volta eravamo molto severi dal punto di vista chirurgico. Adesso, primo punto: é migliorata l'informazione, l'informazioni del popolo, ossia dei pazienti, secondariamente  è aumentata un po' di più l'informazione dei medici di base che trascurano meno questo sintomo e infine abbiamo degli strumenti di diagnosi più efficaci:  tutto questo ha portato la diagnosi di pazienti con malattia di volumi più ridotto. Motivo per cui ci siamo permessi di risparmiare chirurgicamente ad esempio le vescicole seminali nel maschio, per mantenere l'erezione (cosa tra l'altro non strettamente necessaria perché esiste la tecnica nerve sparing), nella donna giovane si preserva la parete anteriore della vagina, nelle ragazze giovanissime si preserva un ovaio perché tanto sono organi che non vengono interessati dal carcinoma transizionale e che hanno un importante funzione per la qualità di vita e per l'equilibrio endocrino.

Esiste più di uno studio che dimostra che confrontando il risultato a distanza, la sopravvivenza o il tempo libero da malattia nei pazienti nei quali era stata fatta la chemioterapia prima della cistectomia era maggiore. Più studi sono stati confermati ed utilizzando il metodo con i quali i clinici e i ricercatori comunicano i propri risultati,  sappiamo che associando la chemio all'intervento i risultati di sopravvivenza sono migliori  rispetto al solo intervento.

In alcuni casi viene fatto dopo ma è diverso, non ugualmente efficace. A volte non viene fatta, perché credo che sia un problema di informazione: non tutti ne tengono conto al punto da regolarsi in tal senso nella propria vita quotidiana, un po' perché temono anche le complicanze che qualcuno crede siano maggiori, anche se non ci sono ancora dati.

Alla rimozione della vescica non si sopperisce,  la vescica va tolta perché la malattia é multifocale. Quando io ero un giovane laureato, si usava un termine che era pleiocronotropica: vuol dire che è una malattia che colpisce la mucosa della vescica e non solo, come abbiamo visto, in tempi diversi e in luoghi diversi.  Per esempio: oggi vedo la malattia  qui e mi occupo di curarla qui, ma microscopicamente è già presente altrove, e dopo un lasso di tempo indeterminabile (settimane o mesi), compare li dove era già presente nel momento in cui io la vedevo solo qui.  Quello che noi possiamo fare è tentare, con l'ingegno dell'uomo, di creare un organo che simuli l'attività di serbatoio, tutt'altro che banale, della vescica nativa.  A questo scopo si utilizzano tratti di intestino.

Possono succedere degli eventi generali che colpiscono cioè tutto l'organismo, ad esempio un'infezione della ferita o alle vie respiratorie come la polmonite post operatoria o ancora la comparsa di tromboflebiti agli arti inferiori.  Il minimo comun denominatore è che l'inattività a letto post intervento produce la stasi delle secrezioni bronchiali e la stasi circolatoria e in queste circostanze si possono sovrapporre da un lato i batteri, dall'altro formarsi dei trombi cioè dei coaguli che normalmente nella vita quotidiana non si formano. Noi prendiamo delle precauzioni, che non possono però avere il 100% di successo, quindi, se un intervento si complica rientra nelle leggi della biologia. Ci sono poi le complicazioni specifiche, dovute all'organo o all'apparato che si opera.  Siccome la neovescica è composta da intestino, con numerosissime suture (che collegano l'uretere alla neovescica, tengono insieme la forma della neovescica, o dell'innesto dell'uretere sia sulla stomia o sul condotto che poi arriverà  alla stomia oppure alla neovescica ricostruita) si può formare innanzitutto un tessuto  che non cicatrizza a sufficienza causando una fuoriuscita di urina in una direzione che non è quella che desideriamo noi.  Nel lungo termine può succedere il contrario e cioè che si formi una cicatrice talmente esuberante che "chiude" e quindi sarà necessario prendere altri provvedimenti.  Ci sono delle conseguenze dovute l'asportazione dei linfonodi: in alcuni pazienti si formano una sorta di sacchetti di linfa, il cosidetto "linfocele", che preme sulle vene riducendo il ritorno venoso e alterando la velocità con cui il sangue torna: se tale velocità si abbassa, aumenta il rischio di formazione di coaguli. Per quanto riguarda il versante infettivo, non dimentichiamo che questo è un intervento molto esteso perché coinvolge anche gli organi dell'apparato digestivo, noi interveniamo cioè anche sull'intestino: si tratta di uno degli interventi più complessi che esista in chirurgia perché è composto da una parte demolitiva piuttosto ampia, seguita da una fase ricostruttiva piuttosto complessa. Non complessa in termini di esecuzione perché non si tratta di procedure particolarmente difficili, ma complessa perché in ogni diversa tappa può svilupparsi un imprevisto che conduce poi a una o più delle complicanze.

La chiave per capire è l'anatomia: noi abbiamo un reticolo, una specie di calza che avvolge tutti gli organi e in questa calza scorre la linfa. Nella trama della calza sono interposte delle ghiandoline che normalmente sono più piccole di un centimetro di diametro e servono come deposito di un certo tipo di cellule.  Ogni organo ha il suo gruppo principale di linfonodi ai quali manda la linfa che esce dall' organo, quindi nel bacino i linfonodi dello scavo pelvico che seguono le arterie e le vene principali sono quelli a cui drena la vescica.  Li togliamo perché sono le vie che alcune cellule possono seguire per diffondersi e impiantare metastasi: l'estensione, l'aria di tessuto linfonodale, varia quindi da individuo a individuo.

Dipende dal tipo di ricostruzione, però indicativamente direi da un minimo di 30 giorni a un massimo di 4 mesi.

In linea di massima non è strettamente necessario. Il che non significa che non sia utile, assolutamente! In questi ultimi anni si è diffuso un po' di più tra i fisiatri - i medici di riabilitazione - la conoscenza anatomica di queste derivazioni e i problemi che questo comporta.  Sono ancora pochi complessivamente i centri, in ambito nazionale, dove c'é expertise e quindi larga parte è anche un lavoro che il paziente si trova da solo a dover fare e questo richiamo non può che rimbalzare ancora una volta a Palinuro...

Nel tumore superficiale. Le instillazioni possono essere di farmaci anti antitumorali o di un immuno-modulatore che è il BCG. I chemioterapici si usano in pazienti con malattia a rischio cosiddetto "intermedio", mentre il BCG si usa nell'alto rischio.

Abbiamo introdotto un concetto importante, cioè la previsione del rischio di un paziente che ha una prima diagnosi di tumore superficiale. Il rischio è duplice: il più alto, il più statisticamente probabile  è che circa 70 /80 pazienti su 100 che hanno un primo episodio di malattia superficiale sono purtroppo candidati ed averne altri, questo noi lo chiamiamo recidiva.  Noi abbiamo degli strumenti, che sono fondamentalmente lo stadio e il grado e pochi altri accessori, che ci segnalano in termini abbastanza generali il rischio di una recidiva; in base a questo suddividiamo i pazienti in basso rischio, rischio intermedio ed alto rischio. La chemioterapia endovescicale viene riservata ai pazienti a rischio intermedio, nei pazienti a basso rischio non ne vale la pena. Ai pazienti ad alto rischio invece compare, accanto al rischio di recidiva, il rischio di quello che noi chiamiamo progressione, cioè che al prossimo manifestarsi della malattia, questa cominci ad infiltrare la muscolare.  Per prevenire o meglio per rallentare questa tendenza, utilizziamo il BCG, bacillo di  Calmette e Guérin spento e non più attivo: si tratta di ceppi di bacillo tubercolare disattivati che, con modalità non ancora del tutto note, attirano nella vescica una concentrazione di cellule immuno-reattive che dovrebbero vigilare sia sulla progressione che sulla recidiva. Detto questo, bisogna però sapere che sono stati fatti tantissimi studi su  questa tematica e purtroppo non sono coordinati tra loro: studi molto indipendenti, piccole prove in tanti centri.  Abbiamo dei dubbi sulla loro efficacia ed è legittimo averne... ed è altrettanto vero che purtroppo non abbiamo niente di meglio ed ecco perché anche accanto ad una certa medicina piuttosto difensiva che si sta diffondendo sempre di più, c'è un largo uso dell'uno e dell'altro.

Cisto sta per vescica, mentre mapping è una mappatura. In realtà consiste nel fare i prelievi di mucosa vescicale in siti multipli, uno per ogni parete della vescica: lo scopo è quello di cercare il carcinoma in situ, ossia quella lesione microscopica che è molto aggressiva ed insidiosa e che non si manifesta macroscopicamente.

Non dovrebbe esserlo perché si svolge con le modalità di un cateterismo vescicale. Per fare un'instillazione introduciamo in vescica un catetere. I problemi sono in maggior parte per gli uomini perché hanno una uretra di circa 16 cm mentre nella donna in media l'uretra è di 3 centimetri e mezzo o 4.  Trattandosi di un catetere, dovrebbe essere quindi un fastidio più che di un dolore.

Si tratta di uno dei tentativi di riconoscere lesioni che non sono visibili in condizioni normali. È una luce con una intensità ottica particolare che colpisce un farmaco, iniettato in vena o in  vescica. Questo farmaco dovrebbe essere accumulato dalle cellule che sono tumorali e con questa luce, ad una frequenza particolare, il farmaco viene eccitato e produce una sorta di  effetto fluo, come un contrasto. Il presupposto è che le cellule maligne raccolgano più farmaco di quelli normali: ecco su quale base si fonda il Pdd.  Gli studi sino a qui fatti ottengono risultati concreti in un gruppo limitato di pazienti, per contro c'è una tendenza ad essere particolarmente generosi con questo Pdd perché è uno strumento di richiamo, ossia non è disponibile in ospedale ma magari in casa di cura o strutture private: condizione che ci deve assolutamente far riflettere!

Si è possibile.
L’intervento di cistectomia spesso va a ledere le fibre nervose deputate a “dare il comando” al pene di andare in erezione.
E’ un po’ come se si rovinassero i fili che servono ad accendere una lampadina, si può però bypassare questa menomazione utilizzando o delle compresse (avanafil, sildenafil, tadalafil,vardenafil) oppure ricorrendo all’utilizzo di iniezioni intracavernose di specifici farmaci vasodilatatori. Adeguando correttamente il dosaggio si sviluppa una erezione rigida del tutto simile a quella che si otteneva prima dell’intervento, e questa si manterrà per un tempo tale da rendere soddisfacente il rapporto per la coppia.

Limiti? Non vi sono motivi per non ritornare ad avere una vita sessuale simile a quella precedente l’intervento chirurgico. Chiaramente l’uso di farmaci impone che questi vengano utilizzati secondo quanto previsto dal loro foglietto illustrativo, nessuno deve pensare di trasformasi in un superman o di emulare famosi attori.
Alcuni limiti potrebbero essere rappresentati da particolari condizioni di salute o dall’assunzione concomitante di alcuni farmaci

Oggi la farmacologia ci mette a disposizione alcuni farmaci molto efficaci e, se correttamente utilizzati, molto sicuri.
Non esiste un farmaco che va bene per tutti, che risolve tutte le esigenze. La terapia DEVE essere personalizzata. Non è pensabile ricorrere ad “un fai da te”, soprattutto all’inizio (ma anche in seguito) si deve essere guidati da uno specialista.
Il “fai da te”, nella migliore delle ipotesi potrebbe condurre ad un fallimento, con relativo abbandono di ogni altro tentativo e relativo scoramento, nella peggiore delle ipotesi ci si può ritrovare in ospedale per risolvere delle complicanze. La terapia della disfunzione erettile è una terapia sicura, ma deve essere correttamente usata.

A grandi linee per risolvere il problema della disfunzione erettile si puo ricorrere all’uso di vari farmaci: compresse, compresse sublinguali, iniezioni intracavernose, gel intraureterali. Non si ricorre mai all’associazione, tranne rarissimi casi e sotto stretto controllo del medico. Le varie modalità di assunzione dei farmaci determinano anche tempi di risposta diversi.

Incredibilmente le iniezioni nel pene (precisamente eseguite nel corpocavernoso) sono del tutto indolori, spaventa molto l’idea, in particolar modo all’inizio della terapia, di pungersi proprio “là”, ma la puntura di una zanzara sarebbe di gran lunga più fastidiosa.

Oggi abbiamo a disposizione diversi aiuti per affrontare e risolvere il problema della disfunzione erettile. Dal punto di vista farmacologico, abbiamo delle compresse (alcune anche da usare per via sublinguale), dei farmaci usati per via iniettiva intracavernosa, gel per via intrauretrale.
Da un punto di vista “meccanico” abbiamo il vacuum device (una specie di tubo che aspira il sangue all’interno del pene), il posizionamento di protesi peniene in diversi modelli (rigide, semirigide, monocomponenti, bicomponenti, tricomponenti).
Esiste poi tutta una serie di “rimedi”, pomate, unguenti, infusi, polveri di tutti i tipi, spesso pubblicizzate su alcune tv nelle ore notturne, ma non si tratta di scienza medica.

Prima si cerca di riprender l’attività sessuale meglio è. Per tanti motivi, non ultimo una aspetto psicologico.
Deve comunque passare un tempo sufficiente per essersi fisicamente ristabiliti, in linea di massima sarebbe bene non lasciar passare piu di due o tre mesi. Se in seguito alle cure ricevute non si riesce piu ad avere una soddisfacente erezione durante la stimolazione sessuale, oppure se le erezioni notturne sono scomparse, alcuni tessuti del pene iniziano ad andare incontro ad una possibile degenerazione, degenerazione che potrebbe compromettere il buon esito futuro di terapie specifiche per l’erezione.

Molto spesso è necessario assumere dei farmaci per bocca o per via iniettiva per poter raggiungere una erezione completa, oppure per facilitare il suo mantenimento

L’intervento di cistectomia spesso va a ledere le fibre nervose deputate a “dare il comando” al pene di andare in erezione.

E’ un po’ come se si rovinassero i fili che servono ad accendere una lampadina.

Spesso utilizzando  delle compresse (avanafil, sildenafil, tadalafil,vardenafil) si può però superare questo deficit. Queste compresse sono efficaci a condizione che le fibre nervose deputare all’erezione inviino uno stimolo sufficientemente intenso. Dunque il requisito fondamentale per il ritorno di erezioni è la conservazione, durante l'intervento, dei nervi deputati al meccanismo dell’erezione.

L’uso di questi farmaci deve avvenire dietro prescrizione medica ed è necessaria una specifica ricetta.

 I pazienti in terapia con NITRATI (medicinali utili in alcuni casi di angina - cardiopatia ischemica) NON possono prendere i farmaci sopra elencati.

In questo caso si può risolvere il problema utilizzando delle iniezioni intracavernose di specifici farmaci vasodilatatori , questa iniezione verrà eseguita a livello del pene (nel corpo cavernoso).

Sono iniezioni del tutto indolori che devono essere usate “al bisogno”.

La quantità di farmaco che viene iniettata deve essere “personalizzata”

Per impostare questa terapia è necessario essere seguiti da uno specialista, che spiegherà la tecnica di preparazione e di esecuzione dell’iniezione, oltre che indicare il dosaggio di farmaco da cui partire. Il “fai da te” è assolutamente sconsigliato, in quanto si può andare incontro a delle complicanze importanti.

Usata nel modo giusto, è un tipo di terapia che se ben impostata è sicura e, permetterà di ritornare ad avere una vita sessuale più che soddisfacente.

Dal 1997 è commercializzato un gel, composto da alprostadil, somministrato per via intrauretrale, ma non ha mai dimostrato di essere estremamente efficace, al fronte di parecchi effetti collaterali che possono manifestarsi. Recentemente (2014) è comparsa sul mercato una nuova preparazione, sempre a base di alprostadil, da somministrarsi sempre per via transuretrale. Il principio attivo è contenuto in una sorta di chicco di riso, che tramite uno specifico applicatore, viene inserito nel primo tratto dell’uretra maschile.

Nel caso la terapia farmacologica non dovesse funzionare le alternative “possibili” sono l’utilizzo del “vacuum device”, o l’intervento con posizionamento di protesi.

Oggi abbiamo a disposizione diversi aiuti per affrontare e risolvere il problema della disfunzione erettile. Dal punto di vista farmacologico, abbiamo delle compresse (alcune anche da usare per via sublinguale), dei farmaci usati per via iniettiva intracavernosa,  gel per via intrauretrale. 
Da un punto di vista “meccanico” abbiamo il vacuum device (una specie di tubo che aspira il sangue all’interno del pene), il posizionamento di protesi peniene, in diversi modelli (rigide, semirigide, monocomponenti, bicomponenti, tricomponenti). 
Inoltre si legge di tutta una serie di “rimedi”, pomate, unguenti, integratori, infusi, polveri di tutti i tipi, spesso pubblicizzate su alcune tv nelle ore notturne, ma non si tratta di scienza medica.

Il vacuum device è un grosso cilindro di materiale plastico al cui interno viene inserito il pene flaccido. Tramite una pompa aspirante manuale, o elettrica, collegata al cilindro, si aspira l’aria e, si generare una pressione negativa, che, “risucchia” il sangue all’interno del pene e dei corpi cavernosi. Una volta ottenuta l’erezione, si toglie il vacuum e, per mantenere l’erezione stessa, alla base del pene viene posto un anello di gomma, per impedire il reflusso del sangue e, evitare che in pochi secondi il pene si sgonfi nuovamente

Usare correttamente il  vacuum non è così facile come potrebbe sembrare. È scarsamente accettato dal paziente, l’erezione che si ottiene non è sempre ottimale, spesso è dolorosa/fastidiosa e non puo essere mantenuta per oltre 15 minuti. A volte viene consigliato come mezzo per fare una “ginnastica” al pene, con lo scopo di ossigenarlo e di mantenerlo elastico. Questo tipo di impiego è molto controverso, in particolar modo, perché, il sangue aspirato è di tipo venoso (per cui povero di ossigeno) e la pressione di aspirazione potrebbe portare a degli “stiramenti” del tessuto del pene anomali, fino a provocare dei danni.

Le protesi peniene sono dispositivi meccanici che permettono di ottenere e mantenere l’erezione per tutta la durata del rapporto. Fondamentalmente si tratta di 2 “tubi” che vengono inseriti all’interno dei corpi cavernosi, con alterazione totale della loro struttura, si può ricorrere  a questa soluzione quando le  altre terapie hanno fallito, l’erezione viene ottenuta meccanicamente. Le protesi peniene si dividono in due grandi gruppi: le protesi idrauliche e quelle semirigide (non idrauliche). Quest’ultime, sono costituite da un’anima semirigida che  mantiene  il pene, costantemente eretto. Le protesi idrauliche sono provviste di un meccanismo che ne permette il gonfiaggio e,  si possono classificare in protesi idrauliche monocomponenti, bicomponenti e tricomponenti.

No, ci sono condizioni cliniche , valutate dal sanitario, che possono sconsigliare tale  intervento

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Il malato di cancro ha diritto all’esenzione dal pagamento del ticket per farmaci, visite ed esami appropriati per la cura del tumore da cui è affetto e delle eventuali complicanze, per la riabilitazione e per la prevenzione degli ulteriori aggravamenti.

Il riconoscimento di un'invalidità civile del 100% dà inoltre diritto all’esenzione totale dal pagamento del ticket per farmaci e visite per qualsiasi patologia.

La domanda di esenzione dal pagamento del ticket, dopo la conferma della patologia, normalmente derivante dall’esame istologico,  deve essere presentata alla ASL (Azienda Sanitaria Locale)  territorialmente competente, allegando i seguenti documenti:

  • tessera sanitaria;
  • codice fiscale;   
  • documentazione medica, specialistica o ospedaliera attestante la malattia (o il verbale rilasciato dall’ASL/INPS da cui risulti il riconoscimento di un’invalidità civile del 100% come vedremo più avanti!).

La tessera di esenzione è un documento personale rilasciato dalla ASL dopo valutazione della domanda. Può recare il codice 048 (patologie neoplastiche) o C01 (invalidità civile totale) 

La tessera di esenzione con codice 048 dà diritto a ricevere gratuitamente le prestazioni mediche e sanitarie (presso strutture pubbliche o convenzionate) e i farmaci correlati alla cura della patologia tumorale diagnosticata. La tessera di esenzione con codice C01 dà diritto a ricevere gratuitamente le prestazioni mediche e sanitarie (presso strutture pubbliche o convenzionate) e i farmaci per qualsiasi patologia.

La domanda per l’ottenimento di qualunque beneficio assistenziale deve essere presentata all’INPS (Istituto Nazionale di Previdenza Sociale) esclusivamente per via telematica.

Il momento giusto in cui farla coincide normalmente con l’inizio della Chemioterapia neo-adiuvante o con la Chirurgia.

Per fare domanda è necessario munirsi di un codice PIN che si richiede
-    attraverso il sito INPS seguendo le istruzioni per la registrazione;
-    attraverso il numero verde INPS 803164.
oppure essere in possesso di una Carta Nazionale dei Servizi (CNS).

La procedura telematica prevede due fasi iniziali distinte, ma connesse e consequenziali:

1. certificato medico digitale: è rilasciato da un medico certificatore accreditato, in possesso di apposito PIN, il quale compila online sul sito INPS la certificazione medica richiesta (inclusa una breve descrizione della diagnosi e dello stato obiettivo di salute), attestando anche, qualora ne ricorrano le condizioni, che il malato:

  • non è in grado di deambulare senza l'aiuto permanente di un accompagnatore;
  • non è in grado di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza continua;
  • è affetto da malattia neoplastica in atto;
  • è affetto da patologia grave;
  • sussistono controindicazioni mediche che ne rendono rischioso o pericoloso lo spostamento dal domicilio.

Il medico invia la certificazione per via telematica e rilascia la stampa originale firmata da esibire all’atto della visita, unitamente alla ricevuta di trasmissione con il numero del certificato, un codice fondamentale che consente al sistema di abbinare il certificato medico alla domanda;

2. domanda per l’accertamento dello stato di invalidità e di handicap. una volta ottenuto il PIN ed entro e non oltre 30 giorni dall’invio della certificazione da parte del medico, è necessario accedere al sito INPS per compilare la domanda vera e propria. Dopo aver inserito tutti i dati richiesti, incluso il numero del certificato telematico riportato sulla ricevuta rilasciata dal medico, s’invia telematicamente la domanda. Il sistema rilascia  automaticamente una ricevuta che può essere stampata.

Tempi e iter: completata la procedura, il sistema genera la ricevuta attestante l’avvenuta ricezione da parte dell’INPS della domanda e del relativo certificato medico. Sulla ricevuta sono riportati anche luogo, data e orario della convocazione davanti alla Commissione Medica della ASL territorialmente competente per la visita medica. La Commissione medica è tenuta a fissare la data della visita entro 15 giorni dalla data di presentazione della domanda. In caso di impedimento si hanno 30 giorni di tempo (dalla data della domanda) per richiedere un nuovo appuntamento.

Subito dopo la visita la commissione ASL può rilasciare un certificato “provvisorio” che, ha efficacia immediata ai fini del godimento dei benefici connessi allo stato di invalidità e di handicap ma che diventerà definitivo solo dopo la convalida del centro medico legale INPS territorialmente competente, il quale può anche sospenderne gli effetti e decidere di convocare a visita l’interessato. Il verbale ‘definitivo’ è inviato telematicamente all’interessato alla conclusione dell’iter sanitario. 

Completata la fase di accertamento sanitario l’INPS invia all’interessato il verbale in versione integrale (contenente tutti i dati sensibili) e in versione ‘ridotta’ (contenente solo la valutazione finale) per eventuali esigenze amministrative.

Se lo stato di invalidità o di handicap è riconosciuto per un periodo temporaneo, l’interessato sarà riconvocato dall'INPS per  la visita di revisione da parte della Commissione Medica, di norma prima della scadenza del periodo indicato nel verbale di accertamento. Fino all'eventuale diversa valutazione conseguente alla visita di revisione, anche se fissata dopo la scadenza del verbale, continuano tutti i benefici e le prestazioni assistenziali già riconosciuti (Circolare INPS n. 149/2012).

Ricorso: se il verbale di accertamento della Commissione Medica della ASL (validato da giudizio definitivo dell’INPS) non riconosce totalmente o parzialmente la condizione di invalidità o la  gravità dell'handicap o la necessità dell'indennità di accompagnamento o di frequenza, è possibile ricorrere al Tribunale competente.

Vedi tutti i dettagli in Documentazioni (Lucia fare link!) dove potrete scaricare il volumetto completo sui “Diritti del Malato di Cancro”.

Il Servizio Sanitario Nazionale fornisce gratuitamente tutti gli ausili necessari alle persone con invalidità superiore al 33%, agli incontinenti e in particolar modo agli uro-stomizzati, anche se in attesa del riconoscimento di invalidità (D.M. Sanità 332/1999).

Per ottenere un dispositivo incluso nel Nomenclatore gli aventi diritto devono rivolgersi alla ASL territorialmente competente.

I Consigli Di Un Nostro Associato

All’atto delle dimissioni vi verrà consegnato, normalmente dalla caposala, un documento chiamato Erogazione Forniture Protesiche che indica il vostro fabbisogno mensile dei supporti che vi saranno necessari per gestire la vostra stomia. Vi sarà inoltre consegnato un po’ di questo materiale di consumo da utilizzare nei primi giorni dopo le dimissioni.

Questo documento deve essere consegnato alla sede ASL di appartenenza per essere inserito nell’elenco dei pazienti aventi diritto alla fornitura mensile di quanto prescritto.

Ora consultate  Il Sito dell’associazione F.A.I.S. (Federazione Associazioni Incontinenti a Stomatizzati) http://www.fais.info/prova/ per identificare il Centro di Cura più vicino alla vostra abitazione. Nella norma in questi Ospedali esiste un presidio di Operatori Sanitari di Stomaterapia, appartenenti all’ A.I.O.S.S. ( Associazione Italiana degli Infermieri esperti in Stomatrerapia raggiungibile suhttp://www.aioss.it).

Questo punto è molto importante per noi stomizzati perché saranno questi operatori a prendersi cura di noi dal primo controllo, successivo all’intervento, al proseguo della nostra nuova vita.

Una volta identificato il presidio degli Operatori Sanitari di Stomaterapia a voi più conveniente chiedete un appuntamento, nella norma è possibile farlo anche telefonicamente.

L’Operatore controllerà la stomia e vi indicherà le forniture protesiche più idonee da utilizzare. Se differenti da quanto indicato nel documento Erogazione Forniture Protesiche originale, dovrete consegnare nuovamente questo documento alla sede ASL per modificare la fornitura.

Ricordatevi che con la nostra patologia si può fare domanda di invalidità.

Insieme al riconoscimento dell’invalidità (nel caso in cui vi sarà attribuito il 100%) potrete ottenere, dalla vostra Regione di residenza,  un documento di libera circolazione con i mezzi pubblici. In Lombardia il costo è di 10 €.

Il sistema delle Carte Regionali di Libera Circolazione è valido in diverse regioni del nostro territorio. Informatevi agli sportelli o attraverso il Sito della Regione di vostra competenza!

Qui di seguito portiamo, a titolo esemplificativo cosa offre e come funziona nella la regione Lombardia.

IO VIAGGIO AGEVOLATA

Abbonamenti agevolati per anziani e disabili

Io Viaggio Ovunque in Lombardia Agevolata (IVOL  Agevolata) è l’agevolazione per invalidi e persone a basso reddito che consente di utilizzare tutti i mezzi di trasporto pubblico in Lombardia. Attenzione chi rinnova l’agevolazione per poter aprire i varchi metropolitani e ferroviari dovrà attivare la propria tessera seguendo le istruzioni ricevute.

Richiesta Io Viaggio Ovunque in Lombardia Agevolata

Io Viaggio Ovunque in Lombardia Agevolata (IVOL Agevolata) è un abbonamento annuale caricato su tessera elettronica, che consente di viaggiare sui servizi di trasporto pubblico della Lombardia e di accedere ai varchi metropolitani e ferroviari.

Possono pagando € 10,00 euro annuali

Come presentare domanda


IVOL Agevolata può essere richiesta utilizzando i moduli cartacei scaricabili da internet delle Regione o disponibili presso gli uffici postali e presso gli sportelli di SpazioRegione di ogni provincia. Può essere richiesta anche online su www.ioviaggioagevolata.servizirl.it, con tempi ridotti dell’istruttoria.

 Con il modulo di domanda cartacea, è necessario:

  • compilare la domanda in ogni sua parte e firmarla
  • allegare la documentazione eventualmente richiesta
  • spedire o consegnare tutto il materiale, in una busta con la scritta "Richiesta Io Viaggio Ovunque in Lombardia - agevolata" indirizzandola allo SpazioRegione più vicino.

Con la domanda online, è necessario:

  • compilare il breve questionario per individuare la IVOL Agevolata a cui si ha diritto;
  • compilare la domanda;
  • allegare il file della copia del documento di riconoscimento valido (fronte e retro) e l’eventuale documentazione richiesta.

In questo caso, la domanda può essere firmata con firma digitale (se dotati di apposito software) o con firma autografa.

La domanda con firma autografa potrà essere trasmessa in formato digitale (allegando alla pratica online la scansione della domanda firmata) o consegnata/spedita allo SpazioRegione più vicino.

Sia per la domanda cartacea che per quella online, è necessario:

  • in caso di minori o persone soggette a tutela, allegare anche copia del documento di riconoscimento valido del genitore/tutore legale che firma la richiesta;
  • in caso di persone affette dalla sindrome di Down, allegare eventuale copia del certificato del medico di base che attesti il diritto all'accompagnatore.

Non è necessario allegare:

  • copia di certificati rilasciati da uffici delle Pubbliche Amministrazioni (es. certificazione di invalidità rilasciato dall'ASL)
  • copia dell’attestazione ISEE

Se lo stato di invalidità è attestato dal Tribunale o dalla Corte dei Conti, è comunque possibile allegare copia del decreto di omologa dell'accertamento del requisito sanitario ex 445-bis, 5° comma, c.p.c., copia del dispositivo o copia della sentenza che attesta lo stato di invalidità o dichiarazione del proprio avvocato (o della Cancelleria del Tribunale o della Corte di Appello o del Consiglio di Stato) che attesta che la sentenza è passata in giudicato.

 Ai sensi e per gli effetti dell’art. 71 del D.P.R. 445/2000, gli uffici regionali provvederanno ad effettuare idonei controlli anche a campione e in tutti i casi in cui sorgano dubbi sulla veridicità dei requisiti dichiarati e, in caso di falsa dichiarazione, saranno attuati i provvedimenti previsti dalle leggi vigenti.

Termine di conclusione del procedimento


Regione Lombardia, entro 40 giorni dal ricevimento della domanda (salvo interruzione dei termini per incompletezza dell’autocertificazione o richiesta di integrazione documentale), in caso di esito positivo dell’istruttoria invia tramite posta il bollettino postale nominativo e precompilato, all'indirizzo indicato dal richiedente.

Il richiedente dovrà pagare il bollettino - esclusivamente presso gli uffici postali di Poste Italiane Spa - e potrà viaggiare da subito con la ricevuta e un documento di riconoscimento valido. Si ricorda che per il pagamento non è ammesso il normale bollettino in bianco.

Il Comune di residenza riconosce al malato di cancro in terapia il diritto ad ottenere il contrassegno di libera circolazione e sosta [1], che consente:

  • il libero transito nelle zone a traffico limitato e nelle zone pedonali;
  • la sosta nei parcheggi riservati ai disabili (delimitati con le strisce gialle) o, in mancanza di questi, la sosta gratuita nei parcheggi a pagamento. la sosta nei parcheggi riservati ai disabili (strisce gialle) o, in mancanza di questi, la sosta gratuita nei parcheggi a pagamento (strisce blu). Va segnalato che alcuni Comuni non riconoscono quest’agevolazione alle auto che espongono il contrassegno per l'handicap; pertanto, in questi casi il mancato pagamento del biglietto è sanzionato con una multa per mancata esposizione del titolo di pagamento.

Il contrassegno di libera circolazione e sosta è nominativo e può essere utilizzato solo quando l'auto è al servizio del malato intestatario del permesso; l’utilizzo improprio comporta il pagamento di una sanzione e l'immediato ritiro del contrassegno.

La domanda per il rilascio del contrassegno deve essere presentata al Comune di residenza (normalmente presso l’ufficio della Polizia Municipale), compilando l’apposito modulo e allegando un certificato medico-legale che attesti la grave difficoltà motoria (la relativa visita può essere prenotata presso l’ufficio di medicina legale della ASL) o, in alternativa, allegando il verbale di accertamento dello stato di invalidità e/o di handicap della commissione medica dell’ASL (validato dall’INPS) in cui sia espressamente indicata l’esistenza dei requisiti sanitari necessari per il rilascio del contrassegno invalidi (Art. 4, L. 35/12).

La validità del contrassegno dipende dalle condizioni di salute dell’interessato, accertate dalla visita medico-legale. Se la grave difficoltà di deambulazione accertata è temporanea, la validità del permesso è stabilita tenendo conto dei tempi di recupero della funzionalità motoria; negli altri casi (malattia stabile o senza possibilità di miglioramento) il contrassegno è valido cinque anni. Il permesso di libera circolazione e sosta è sempre rinnovabile.

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