Guardiamo i tumori della vescica, senza paura

E’ il quarto tumore in ordine di frequenza tra i tumori solidi, l’età di maggiore incidenza è dopo i 65 anni e (come al solito) il sesso maschile è più frequentemente colpito rispetto a quello femminile, con un rapporto di 4 - 6 a 1.

Il mondo dei tumori della vescica si divide in due parti: i tumori superficiali e quelli infiltranti. Questa definizione dipende dalla profondità che il tumore raggiunge nella parete dell’organo.

Come siamo fatti. Vescica e vie urinarie

Cosa sono e a cosa servono

La vescica è un’umile organo cavo sistemato quasi sul fondo alla pelvi,  in mezzo al bacino, nella sua parte più profonda al davanti del retto, che è il tratto terminale dell’intestino, e appena di sopra della prostata. La sua costituzione è simile a quella di altri organi cavi, come ad esempio l’intestino, ma mentre  questo  ha la forma di un lungo tubo la forma della vescica è irregolarmente sferica.

E’ una specie di sacca piriforme composta da strati diversi- Fondamentalmente, ha una parete muscolare, che è lo strato più spesso, un sottile rivestimento esterno che lo separa dagli altri organi, ed un rivestimento altrettanto sottile sul suo versante interno. Questo strato, la mucosa, rappresenta una sorta di tappezzeria di rivestimento interno.

                                                                                     

Le funzioni principali della vescica sono due. Una è di immagazzinare l’urina che i reni producono continuamente e che viene condotta alla vescica attraverso due tubicini, gli ureteri, di una ventina circa di centimetri di lunghezza, e che partendo dal rene raggiungono la vescica. Quando l’urina in vescica ha raggiunto un riempimento di circa 250 - 350 ml questo attiva progressivamente lo stimolo di vescica piena e noi avvertiamo il bisogno di svuotarla e facciamo pipì. La seconda funzione  è lo svuotamento quindi, la vescica immagazzina l’urina e si svuota di essa. Due funzioni semplici ma, come vedremo, difficilmente riproducibili in modo completo con le neo-vesciche (vide infra).

La fase di riempimento si svolge pressoché completamente senza la nostra consapevolezza; avvertiamo la fase di riempimento solo nella sua parte finale, quando si fa presente lo stimolo di vescica piena.  Avvertiamo meglio la fase di svuotamento dato che questa non è come svuotare una bottiglia, e cioè non è affidata passivamente alla forza di gravità, ma al contrario è attiva e prevede la contrazione della parete dell’organo. Lo svuotamento prevede la coordinazione della parete muscolare della vescica, che si contrae, e contemporaneamente, nella sua parte basale, i due sfinteri che garantiscono la tenuta si rilasciano. Gli sfinteri si trovano nella parte basale della vescica, dove questa entra in contatto con la prostata. Essi sono due: uno sfintere, più interno, localizzato nel punto di passaggio tra la vescica e la prostata, che non è soggetto al controllo della volontà, ed uno più esterno, che avvolge l’apice della prostata ed il punto di passaggio tra questa e l’uretra – il tubicino che trasporta l’urina dalla vescica all’esterno- e che è soggetto parzialmente al controllo della volontà. E’ proprio quel muscolo che costringiamo quando avvertiamo lo stimolo di fare la pipì ma non siamo ancora arrivati al punto dove poterla fare…Il controllo volontario è possibile solo per tempi limitati dopodiché il muscolo…non risponde più e… la vescica si svuota, almeno in parte, senza il controllo della nostra volontà.

Il gesto di svuotare è un gesto semplice ma affinché avvenga in modo corretto è necessario un fitto scambio di “informazioni” che partono dalla vescica nel bacino, e salgono lungo il sistema nervoso, attraverso il midollo, raggiungono l’encefalo (il cervello). Una volta raggiunto il cervello da questo partono i “comandi” che viaggiano di nuovo nel sistema nervoso contenuto nel midollo spinale e raggiungono il bacino e determinano lo svuotamento, che nel nostro gergo tecnico, chiamiamo la minzione. Questo complesso di informazioni e comandi vanno e vengono dal bacino all’encefalo e ritornano, in modo ordinato, senza che noi ne abbiamo consapevolezza. 

 

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